Gazzetta di Reggio

REGGIO EMILIA

Giovani migranti sul palcoscenico della Cavallerizza

REGGIO EMILIA. Nell'ambito delle iniziative di Primavera senza razzismo previste dal Comune per la Giornata internazionale contro le discriminazioni razziali, oggi alle 18 al teatro Cavallerizza va...

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REGGIO EMILIA. Nell'ambito delle iniziative di Primavera senza razzismo previste dal Comune per la Giornata internazionale contro le discriminazioni razziali, oggi alle 18 al teatro Cavallerizza va in scena Questo è il mio nome con i richiedenti asilo e rifugiati ospitati a Reggio Emilia, ideato e diretto da Bernardino Bonzani e Monica Morini. Lo spettacolo è realizzato col sostegno del Comune, della cooperativa Dimora d’Abramo e Fondazione Mondinsieme. Domani mattina è prevista una replica per le scuole.

Dopo il fortunato debutto a Festival Aperto 2015, prosegue quindi il tour del Teatro dell’Orsa con un gruppo di giovani rifugiati del progetto Sprar di Reggio Emilia. Una finestra aperta su storie invisibili, un orecchio rovesciato su un canto che attraversa i mari e i deserti, uno spazio e un tempo per lasciare un segno. Da Senegal, Costa d’Avorio, Mali, Nigeria, Gambia, sul palco si srotolano le orme di “Odissee” in viaggio. Storie incise nella polvere e nella carne, scintille di memoria, passi protesi in avanti e occhi che guardano indietro. “Non dimenticare di portare scarpe buone per il viaggio. Non dimenticare i bambini. Non dimenticare il mio nome”.

Il teatro in questo caso assume una dimensione sociale, di cura della persona, oltre che di trasmissione della cultura. «Non abbiamo voluto trattare le ferite come centro drammaturgico — spiegano Monica Morini e Bernardino Bonzani ideatori e registi dello spettacolo – abbiamo lasciato che la storia che li ha attraversati si srotolasse partendo dalle memorie che ci rendono uguali come uomini: i giorni felici, l’infanzia che ha tempi intatti, la relazione con padri e madri, con i saperi di cui siamo portatori. Poi questo patrimonio incandescente fa i conti con realtà che negano la sopravvivenza, allora la vita porta allo strappo, alla fuga».

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