Gazzetta di Reggio

L’omaggio a Hopper

di Silvia Dello Russo
L’omaggio a Hopper

Grande mostra in apertura a Palazzo Fava a Bologna

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BOLOGNA. Si apre con il gigantesco prestito d’eccezione Soir Bleu, quale scorcio e riflessione sul vuoto alienante che contraddistingue la solitudine della condizione umana, tela firmata da Edward Hopper a Parigi nel 1914 lunga circa due metri, la grandiosa mostra monografica in onore dell’artista americano a Palazzo Fava nel cuore di Bologna. Prodotto e organizzata da Arthemisia Group, Fondazione Carisbo e Genus Bononiae, Musei nella Città con il Comune di Bologna in collaborazione con il Whitney Museum of American Art di New York, l’incredibile ritratto dell’arista americano attraverso i suoi oli, acquerelli, carboncini e gessetti che raccontano l’intero arco temporale della produzione di Edward Hopper: paesaggi e scorci cittadini parigini degli anni ’50 e ’60, celebri capolavori come South Carolina Morning (1955), che illustrano l’anima del disegnatore, foto-pittore, che dipingeva sulle sue tele con stessa lucida nitidezza di un obiettivo fotografico, in un percorso che attraversa la produzione dell’ artista considerato oggi passo obbligato nell’itinerario della pittura del Novecento. Edward Hopper (1882-1967), uno dei più popolari e noti artisti americani del XX secolo, schivo e taciturno, amante degli orizzonti di mare e della luce chiara del suo grande studio, disse: «Se potessi dirlo a parole, non ci sarebbe alcun motivo per dipingere». Malinconia, lunghi silenzi, sospensioni metatemporali, sguardi interiori che si rivolgono a luoghi lontani, melancolia dai profili offuscati, un senso di indefinita tristezza scaturita e al contempo ribaltata sulle realtà a lui circostante ciò che Hopper immortala nelle 160 opere in esposizione: colori pieni, linee nette di luci e ombre, dettagli essenziali ed espressioni distaccate, sospese, immerse nella fredda luce del sole, che forse altro non è che la stessa anima dell’artista che era solito affermare: «Non dipingo quello che vedo, ma quello che provo».

Grande la citazione che di Hopper ha fatto e continua a fare il cinema: Hitchcock, nel 1960, con Psyco, ha plasmato l’inquietante casa di Norman Bates sulla tela del 1925 “Casa vicino alla ferrovia”; Terrence Malick, , richiama le stesse architetture e inquadrature nel capolavoro del 1978 I Giorni del Cielo; Wim Wenders in occasione della sua recente mostra America ha affermato: «Non possono non pensare a Hopper quando immortalo le luci artificiali e le assenze, la forma di elementi quasi surreali persi in orizzonti naturali».

Palazzo Fava via Manzoni, 2. Telefono: 051.199.36.317 Da oggi al 24 luglio 2016. Orari di apertura al pubblico: da lunedì a domenica dalle 10 alle 20. Costo: 13 euro intero (audioguida inclusa); 11 ridotto (audioguida inclusa).

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