«Come un futurista ho dipinto la velocità»
Borghi e il progetto per i 50 anni della Lamborghini Miura
REGGIO EMILIA. Per celebrare i 50 anni della Miura, bolide a quattro ruote che ha debuttato nel 1966 ed è entrata nel mito, la Lamborghini ha scelto di presentare una mostra di dieci opere realizzate dal Maestro campeginese Alfonso Borghi. Che, alla chiamata, si è subito messo all’opera: sul tema della velocità e del colore. L’ispirazione non è certo mancata per un artista, ormai considerato il massimo esempio dell’informale e della matericità, formatosi anche attraverso il profondo studio del Futurismo e della sua arte vocata alla velocità e al progresso. La mostra “Velocità e colore”, sarà inaugurata il 28 aprile al museo storico della Lamborghini che si trova a Sant’Agata Bolognese. All’interno un mondo fatto di mitiche quattro ruote.
Come nasce l’idea di questa mostra?
«La Lamborghini aveva maturato l’idea della mostra e qualcuno, tra i quali anche il critico Vittorio Sgarbi, che poi firma alcuni capitoli del catalogo correlato alla mostra, ha fatto il mio nome. Mi hanno contattato e io sono stato ben contento di accettare l’invito e mi sono messo subito al lavoro. Dalla Lamborghini sono stato accolto fin da subito con grande favore».
Non è stato dunque difficile trovare l’ispirazione...
«Affatto. Questo del resto è il mio modo di lavorare. Ho visitato la mostra e ho visto tutti quei bolidi meravigliosi. Poi gli spazi destinati all’esposizione. Abbiamo realizzato il rendering e sviluppato il progetto che è stato accolto con grande favore. Quindi ho cominciato a sviluppare le opere».
Di che si tratta?
«Sono in tutto 10 opere, tutte di grandi dimensioni: otto di 150 centimetri per 200 e due di 180 per 180; lo abbiamo deciso vedendo anche lo spazio messo a disposizione. E poi queste sono opere che devono confrontarsi con auto stupende, grandiose esse stesse. La tecnica è a olio e mista. Le tele svelano tra forti giochi di colore, ad effetto tridimensionale, alcuni particolari di Lamborghini di ieri e di oggi, dall’icona Miura alla Reventòn, dalla Sesto Elemento all’Aventador».
Quanto tempo ha impiegato per realizzarle?
«Diciamo tre mesi di lavoro per tutte e dieci».
Lei si è già confrontato con la trasposizione del suono e della musica attraverso il colore nelle sue opere. Farlo con la velocità non è stato difficile?
«Assolutamente no. Anzi. Ho studiato a lungo il futurismo e quindi il concetto di velocità sviluppato da quel genere di arte. Questo mi ha reso tutto più facile. Devo dire che sono molto soddisfatto del mio lavoro».
Il suo rapporto personale con queste mitiche auto?
«Ho avuto il grande piacere di guidarle. Sono bolidi velocissimi, forse pericolosi se usati nel traffico. Ma sono auto fantastiche: il loro non è un motore. È un pianoforte che sprigiona musica».
Dopo la mostra che ne sarà delle sue opere?
«Resteranno due mesi al Museo (fino al 30 giugno, ndr) poi la Lamborghini intende fare altri eventi, anche all’estero, prevedendo l’esposizione delle mie opere».
Ci sarà anche lei?
«Per alcune occasioni ho già dato la mia disponibilità».
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