Maria Paiato protagonista de “Le Benevole” al Teatro Sociale
GUALTIERI. Maria Paiato è la protagonista de “Le Benevole” di J. Littell in scena stasera alle 21 al Teatro Sociale. «Ogni anno – dicono i gestori del Teatro – celebriamo il 25 aprile, la...
GUALTIERI. Maria Paiato è la protagonista de “Le Benevole” di J. Littell in scena stasera alle 21 al Teatro Sociale. «Ogni anno – dicono i gestori del Teatro – celebriamo il 25 aprile, la liberazione dal nazi-fascismo, con spettacoli, discorsi, cerimonie e ogni anno tutto questo rischia di essere velato da una patina di retorica che va a posarsi sul tema della “memoria” come una polvere sottile». “Le Benevole” è un’ottima occasione per tentare di scuotersi di dosso la polvere, per ripensare il nostro rapporto irrisolto con il nazi-fascismo in modo differente. Siamo di fronte ad un testo che non divide il campo in buoni e cattivi in maniera netta, un testo che sfuma i confini aprendo le porte ad un dibattito non semplice. Maximilen Aue, l’ex uffciale Ss protagonista della piecè dice ai suoi interlocutori: «non cerco di dire che non sono colpevole di questo o di quel fatto. Io sono colpevole, voi non lo siete, mi sta bene. Ma dovreste essere capaci di dire a voi stessi che ciò che ho fatto io, l’avreste fatto anche voi». In queste parole c’è chi, frettolosamente, ha letto una giustificazione del nazismo in prospettiva storica da parte di Littell. Non è così. Littell attraverso le “confessioni” del suo personaggio Aue, ci pone una domanda precisa: vogliamo davvero considerare lo sterminio di milioni di ebrei una parentesi di follia del secolo scorso? Vogliamo davvero pensare che pochi sadici criminali siano riusciti a mettere in piedi da soli una macchina di morte così efficace e ramificata? La risposta, tra le righe del romanzo, va nella direzione che Hannah Arendt ha ben delineato ne La Banalità del Male: lo sterminio fu portato avanti da uomini mediocri, come Eichmann. Uomini che si limitavano a fare il loro lavoro. Uomini molto simili a noi, ogni volta che ci lasciamo andare alla mediocrità.
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