Gazzetta di Reggio

Il segreto dei luoghi svelato da due mostre

Il segreto dei luoghi svelato da due mostre

Alla Collezione Maramotti le esposizioni di Losi e Simonazzi mostrano che cosa si nasconde dietro alle semplici visioni

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REGGIO EMILIA. Un inno alla relatività, intesa non come ponziana possibilità di lavarsi le mani di fronte alle scelte, ma come ricchezza. Dietro ogni paesaggio, luogo, oggetto e dettaglio, infatti, ci sono sempre occhi che non si limitano a copiare ciò che vedono ma reinventano la realtà, interpretandola.

Questo il pensiero alla base delle due mostre che, in occasione di Fotografia Europea 2016, sono state organizzate alla Collezione Maramotti.

La prima, intitolata “How do I imagine being there?”, raccoglie fotografie di Claudia Losi, artista piacentina che, dopo essersi diplomata all’Accademia di Belle Arti di Bologna ed essersi laureata in letteratura e lingue straniere, ha partecipato a diverse esposizioni sia in Italia sia all’estero. La seconda, “So near, so far”, è invece una personale del reggiano Paolo Simonazzi, medico e fotografo.

“How do I imagine being there?” - Da sempre attratta dal mondo della natura e delle scienze, Claudia Losi si cala nei panni di un investigatore andando a esplorare cosa si nasconde, in realtà, dietro i luoghi che percepiamo. «Ogni organismo vivente – spiega l’artista – percepisce del mondo solo ciò che gli serve per agire». Analizzando queste percezioni, quindi, si può capire come ognuno costruisce i propri pensieri. Quella di Claudia Losi è una peculiare cronaca di viaggio – costellata da pietre-pegno riportate da luoghi visitati a cui si affiancano isolari e portolani disegnati dall’artista a matita e acquerello sulle pareti delle sale espositive – che si trasforma in coscienza del viaggio. Prende avvio da un reale “attraversamento” delle isole di S.ta Kilda nel 2012 per poi spostarsi nel terreno della mente, approdando alla costruzione di nuove mappe. Esperienze reali si trasformano in tracce mnemoniche generatrici di nuove visioni, di artefatti – non solo bidimensionali – che l’artista produce dopo un periodo di sedimentazione.

“So near, so far” - Le immagini di Paolo Simonazzi raccontano di come l’altro, l’estraneo, si sposa con il domestico e con il quotidiano della provincia, spesso di sapore rurale. Le sue fotografie oscillano da visioni più rarefatte e quasi sospese – in cui il tempo diviene spazio nel paesaggio e negli oggetti – a immagini che parlano di relazioni quotidiane in un territorio confidente, con sguardo complice e al contempo ironico. La mostra è un piccolo viaggio emozionale dentro la nostra terra, in cui la strada diventa anche stilema espositivo. Le foto sono timorosamente appuntate in orizzontale, su un supporto che ricorda il selciato. Il visitatore è invitato a percorrerlo e a riconoscersi, come avviene durante una passeggiata a piedi, in bicicletta o in auto nelle nostre campagne.

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