«Costruiamo una rete per rilanciare il Sarzi»
La presidente Cantoni si rivolge a scuole, enti locali e culturali
REGGIO EMILIA. Fanno sognare i bambini e stimolano l’immaginazione degli adulti: sono i burattini. In città la famiglia Sarzi è parte integrante della vita culturale reggiana. La Fondazione intitolata alla famiglia, ha da poco rinnovato i vertici. Alla guida ora c’è la presidente Rossella Cantoni.
Presidente, ormai fugato il rischio di chiusura, la sfida ora è il suo rilancio. Da dove partirete?
«Il patrimonio di Otello Sarzi e della sua famiglia fa parte della storia di questa città e non solo: sono stati chiamati qui a Reggio alla fine degli anni ’70 dal Comune per radicare il valore e l'esperienza del teatro d’animazione. Un’esperienza particolare quella del burattinaio Otello, fatta di estro inusuale e continua ricerca. Da questa consapevolezza e dal desiderio di riportare alla attenzione della città un patrimonio che altrimenti rischiava di disperdersi, è partita la volontà dei soci fondatori della Fondazione Sarzi non solo a salvarlo, ma anche per rilanciarne il valore e il ruolo a partire dalla comunità reggiana. Una volontà che si è concretizzata prima di tutto nel dare stabilità alla sede della Fondazione; La Casa dei Burattini di via del Guazzatoio è stata infatti acquistata da un socio fondatore e messa a disposizione della Fondazione. In secondo luogo si è rinnovato il consiglio di amministrazione che io sono onorata di presiedere lavorando insieme al vice presidente Rolando Gualerzi e altri sei consiglieri. In tempi di difficoltà è davvero una sfida il rilancio di una istituzione culturale, ma noi pensiamo che il valore dell'arte che il teatro di animazione esprime meriti di essere valorizzato».
Quali saranno le priorità?
«Molto è da costruire e tutto è urgente, ma abbiamo un punto fermo che è la sede della Casa dei burattini ed il lavoro fatto in questi anni. Abbiamo fiducia nell'interesse che l’attività della Fondazione può suscitare ed abbiamo già iniziato nella costruzione di una rete di rapporti che andrà a rafforzare quanto già costruito e va nella direzione d’inserire sempre più la Fondazione nel tessuto culturale della città, interagendo con enti ed istituzioni culturali, scuole, biblioteche, teatri e strutture per anziani. Abbiamo già un rapporto di collaborazione con l'associazione 5T e col centro teatrale MaMiMò, con i quali pensiamo di proporre attività di spettacolo a partire dall'estate e stiamo iniziando un’interessante collaborazione con l'istituto d'arte Chierici».
Puntare di più sulle innovazioni multimediali potrebbe servire per attrarre il pubblico più giovane?
«Quello del pubblico giovane è un tema caro a tutte le istituzioni e come arrivare a suscitare il loro interesse è un quesito di non facile risposta. Utilizzare linguaggi e tecnologie a loro familiari può rendere più facile avvicinarli. E in questo senso cercheremo di dotare di più il museo di strumenti multimediali, consapevoli però che il linguaggio è importante, ma certamente ancora di più lo è il contenuto che si esprime e che deve avere il carattere di autenticità. La nostra scommessa, in continuità con il lavoro svolto dalla famiglia Sarzi, sarà quella di rileggere il contenuto del teatro di figura, in particolare quello rivolto agli adulti, coniugandolo con le potenzialità che offrono i linguaggi contemporanei».
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