Gazzetta di Reggio

LUDOVICO ARIOSTO

Ferrara celebra i 500 anni dell’Orlando con una mostra

FERRARA. Mentre a Reggio Emilia è polemica per lo stato di abbandono in cui si trova il Mauriziano, la casa natale di Ludovico Ariosto (1474-1533), a Ferrara si celebra l'autore dell'Orlando Furioso,...

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FERRARA. Mentre a Reggio Emilia è polemica per lo stato di abbandono in cui si trova il Mauriziano, la casa natale di Ludovico Ariosto (1474-1533), a Ferrara si celebra l'autore dell'Orlando Furioso, di cui quest'anno si ricorda il 500esimo della pubblicazione. “Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi?” Questa è la domanda che si sono posti i ferraresi, tanto da aver intitolato così la prossima mostra a Palazzo dei Diamanti, incentrata sul cosmo che ha preceduto e accompagnato l’Orlando Furioso. Le immagini che affollarono le meningi del poeta mentre componeva, saranno a Ferrara dal prossimo 24 settembre all’8 gennaio 2017. L’umanità del suo poema fu in grado, fin da subito, di parlare al cuore dei lettori italiani ed europei. Più che una ricostruzione documentaria, l’esposizione sarà una rassegna d’arte, una narrazione per opere che condurrà il visitatore in un viaggio tra battaglie e tornei, cavalieri e amori, sogni e incantesimi.

I capolavori dei grandi artisti del periodo – da Mantegna a Leonardo, da Raffaello a Michelangelo e Tiziano – oltre a sculture antiche e rinascimentali, incisioni, arazzi, armi, libri e manufatti di rara bellezza e valore, faranno rivivere il fantastico mondo cavalleresco del Furioso. Al contempo il visitatore si addentrerà in uno spaccato della corte estense, nella quale furono concepite le ottave, attraverso i desideri irraggiungibili dei suoi signori. Basti pensare al San Giorgio di Cosmè Tura, il patrono dipinto sulla pala del Duomo di Ferrara. Il paladino per eccellenza centra il punto debole del drago, la sua fame ferina, dovuta a un istinto atavico. Allo stesso modo Orlando riesce nella sua impresa: soffocando la brama che lo annebbia, recupera il senno. Il merito fu del pennino che ha alzato in volo l’Ippogrifo, della sua poesia. (m.t.)

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