Gazzetta di Reggio

Un premio nazionale al liceo Moro per lo spaccio di poesia

di Chiara Cabassa
Un premio nazionale al liceo Moro per lo spaccio di poesia

Protagonisti gli studenti dell’istituto superiore e il professor Castellari

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REGGIO EMILIA. Spacciano ormai da qualche anno. La loro organizzazione è sempre più capillare e nel tempo sono riusciti a creare una rete di consumatori assolutamente dipendenti. Domenica scorsa in trasferta a Barbiana, proprio per questa attività di spaccio ad altissimo livello, hanno ricevuto un importante riconoscimento.

Protagonisti gli studenti del liceo Moro che hanno partecipato all’iniziativa “Spaccio di poesia” e, insieme al professor Daniele Castellari ideatore del progetto didattico, hanno ricevuto il primo premio nel concorso nazionale intitolato "La Parola genera relazione, vita, inclusione, ascolto, democrazia, conflitto, riconoscimento, memoria" indetto dal Comune di Vicchio (Firenze) e dal Centro di Documentazione don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana. Il progetto è talmente piaciuto che è stata richiesta ai ragazzi una “dimostrazione” durante la cerimonia di premiazione. E loro, con un’abilità da professionisti, hanno iniziato il loro spaccio poetico.

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Come funziona? Gli studenti del liceo Moro spacciano poesia offrendo ai “clienti” il loro testo più amato. Lo recitano chiedendo una sospensione e una pausa all'indaffarata quotidianità, poi lo regalano sotto forma di bustina equivoca per un consumo “privato".

Domenica, a Barbiana, gli studenti hanno catalizzato l'attenzione del pubblico presente rispondendo anche a domande e curiosità, molte delle quali provenienti da docenti di diverse scuole e università e rilasciando anche un'intervista a Rai 3.

Ma perché spacciare poesia? «Perché è un piacere - spiega il professor Castellari - un prolungamento di vita. Ci sono momenti nei quali essa sembra più inutile, quando le urgenze della storia chiamano all'azione e al pericolo e al dramma, eppure è in quei momenti che ne abbiamo più bisogno». Ma i perché sono anche altri: «Perché è merce proibita a molti. E pericolosa. Perché speriamo in una prossima dipendenza. Perché c'è bisogno di un incontro, ma anche di un consumo privato. Perché altri spacciano. Di tutto».

Ad oggi lo “spaccio di poesia”, al netto del premio ricevuto a Barbiana, ha fatto parecchi proseliti. Sono state coinvolte negli ultimi due anni le scuole medie della città con un evento teatrale e poi focus group con i ragazzi di terza realizzato agli Istituti comprensivi Lepido e Kennedy. Uno spaccio a tema su testi di Ariosto, Calvino e Borges era stato organizzato nel novembre del 2014 in collaborazione con Palazzo Magnani in occasione della mostra celebrativa del centenario ariostesco. Altre scene del “crimine”: l’edizione 2015 del Salone del Libro di Torino e le scuole medie di Sant’Ilario d’Enza dove, il 31 gennaio scorso in occasione della Giornata della Memoria, gli studenti del Moro hanno recitato e spacciato ai ragazzi di terza poesie e prose inerenti alla Shoah o più genericamente al rapporto pace/guerra.

Ad oggi, lo “spaccio di poesie” non ha avuto problemi con le forze dell’ordine. A parte quella signora fin troppo scrupolosa che qualche tempo fa in piazza Fontanesi, notando ragazzi che si aggiravano con strane bustine in mano, aveva allertato la Munipale. Ma questa è un’altra storia.

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