«E poi Depardieu mi mise sul maiale appena ucciso»
Nicoletta Scappi, la figlia di Olmo, aveva 6 anni Nel cast anche Simona Serazzi, ora vigilessa
REGGIO EMILIA. Numerosi cittadini di più comuni della Bassa reggiana sono stati coinvolti nelle riprese del capolavoro di Bernardo Bertolucci, “Novecento”, di cui quest’anno ricorre il quarantesimo anniversario.
E tutti coloro che vi hanno preso parte recitando, ricordano indelebilmente, nonostante in certi casi fossero davvero giovanissimi, i momenti salienti di quei giorni passati davanti alla macchina da presa. Una luzzarese che ha partecipato alla maestosa opera cinematografica è Cinzia Grisanti.
Cinzia, bidella all’asilo nido di Luzzara, ha recitato insieme ad alcune amiche durante la scena girata alla stazione di Guastalla. «Eravamo tutte vestite con abiti di allora, pesantissimi, ricordo il caldo soffocante… – racconta –. Era estate e i costumi erano molto impegnativi da portare. Mi viene in mente anche il prurito, perché gli abiti di scena erano tutti impolverati. Tra i vari particolari che mi vengono in mente, ce n’è uno che anche allora mi colpì tantissimo: ci dissero di non lavarci i capelli perché avrebbero dovuto preparare alcune acconciature ad hoc. Poi, una volta pronte, abbiamo dovuto salutare la gente che partiva sul treno. Ricordo – continua – che c’era anche Maria Monti sul vagone. Rimasi impressionata da una scena, ovviamente finta, ma che mi inquietò moltissimo: un fantoccio raffigurante un bambino venne buttato sotto al treno, poi il vagone si fermò e noi iniziammo a piangere. Ci rimasi malissimo anche se sapevo che si trattava di finzione». Ricordi indelebili, nonostante siano passate quattro decadi. «Avevo 17 anni allora – aggiunge Cinizia Grisanti – e partecipai con sei amiche per tre giorni di riprese e lavorazione. Ci pagarono diecimila lire al giorno, che allora erano bei soldini. Alla sera appena finito ci hanno pagato subito. Ho conosciuto Bernardo Bertolucci: lui ci è venuto a salutare e ci ha presentato suo fratello Giuseppe. È stato bellissimo, ma anche faticoso: il saluto del treno ce l’hanno fatto ripetere tantissime volte, fino a quando non è risultato essere perfetto».
Anche Rossana Berni, originaria della Bassa reggiana, ma residente a Carpi rievoca questa bellissima esperienza. Rossana ha preso parte al film quando aveva 11 anni, insieme ai fratelli Giorgio e Sandro e alla sorella Clara. «Quello che mi viene in mente prima di tutto il resto sono i bambini con i capelli rossi e le lentiggini – racconta Rossana –. Oltre a una scena, mai utilizzata, girata sempre alla stazione di Guastalla: un cavallo aveva urtato una ragazza e si era scatenato il panico. Io recitavo il ruolo della comparsa povera che salutava chi partiva in treno, mia sorella Clara, invece, che allora aveva 17 anni, impersonava una giovane donna di ceto più elevato. È stata una bellissima esperienza vissuta anche con i miei fratelli Giorgio, che allora aveva 9 anni, e Sandro, che ne aveva 8. Ci scelsero nel piazzale dell’oratorio a Luzzara, fu Mario Soldati in persona a farlo».
Lo stesso entusiasmo anima Clara Berni, sorella di Rossana, mentre racconta che lei, nel film, era una maestrina d’asilo. «A differenza delle altre comparse – spiega Clara, residente a Codisotto di Luzzara – noi eravamo più curate. Avevamo bustini che ci stringevano la vita, e il cappellino in testa: noi dovevamo badare ai ragazzini in procinto di salire sul treno. È stato un continuo “ciak si gira” con Bertolucci sempre accanto. Si trattava della famosa scena dove i due protagonisti affrontavano la prova di coraggio. E quando abbiamo visto le controfigure ci siamo spaventati parecchio perché avevano una somiglianza incredibile con gli esseri umani». Tra le comparse di Novecento, poi, si scorge anche la responsabile della polizia municipale di Gualtieri: Simona Serazzi, originaria di Luzzara. Aveva 8 anni quando venne selezionata alla scuola elementare di Luzzara. «Cercavano bambini chiari di carnagione – racconta –. Ricordo che eravamo alla stazione di Guastalla a vedere un teatrino di burattini e dovevamo correre verso il treno. Rivedo ancora l’immagine dei carabinieri a cavallo che buttano giù il teatrino dei burattini. Nel film ha recitato anche Marialuisa Sessi, responsabile dell’ufficio anagrafe di Gualtieri, l’ufficio di fianco al mio».
Nicoletta Scappi aveva sei anni quando ha partecipato a “Novecento”. «Ha impersonato la figlia di Olmo – ricorda il padre Giuliano, di Luzzara – è stato un periodo abbastanza lungo di riprese. Ricordo Bertolucci, Depardieu, De Niro, tutti molto socievoli: Dominique Sanda giocava sempre con Nicoletta». Poi però c’è stata anche una scena cruenta. «Quando Olmo uccise il maiale seguendo il rituale che si osserva per ottenere i salumi, mi prese in braccio e poi mi fece sedere sopra l’animale morto – rammenta Nicoletta stessa –. Ricordo ancora quella scena cruenta e non è stato facile convincermi a girare, con tutta quella gente intorno…».
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