Festival del Quartetto Concerti e masterclass
Il direttore Fasolo: «Puntiamo su qualità e valore formativo»
REGGIO EMILIA. Le stagioni sono finite, ma I Teatri offrono ancora degli appuntamenti concentrati in dieci giorni (3-12 giugno) che s’insinuano all’interno della concertistica come una preziosa appendice “cameristica”. Così prende il via il Festival del Quartetto. con un cartellone dal quale si evince la qualità delle proposte sia dal punto di vista degli esecutori che dei programmi: otto concerti, una masterclass e un incontro con una scuola dell’Infanzia, che annovera alcuni tra i migliori quartetti del panorama italiano e internazionale come il Quartetto Kelemen, Quartetto Pavel Haas, Quartetto Prometeo, Quartetto Casals.
«Da non dimenticare il legame con il Concorso Borciani con cui il festival crea una continuità reale e strutturale – spiega Lorenzo Fasolo, responsabile artistico – in quanto il Quartetto Kelemen, vincitore dell’edizione 2014, è ospite per un progetto di residenza all'interno del festival; e questo costituiva uno dei premi del Concorso stesso». Il Kelemen effettuerà tre concerti, ma anche una masterclass col Quartetto Regensis del Peri, «confermando – prosegue Fasolo –la volontà di proseguire nell'attività formativa che sia le precedenti edizioni del Festivale l'ultima edizione del Concorso avevano già messo in evidenza con alcune iniziative analoghe. In questo senso aggiungo l’incontro tra la scuola d’infanzia Balducci e il Quartetto Prometeo messa a punto col prof. Filippo Chieli».
Peculiarità del Festival è la volontà di allargare il repertorio quartettistico proponendo altre formazioni e invitando per l’occasione solisti di fama. Ancora Fasolo: «Sempre al Quartetto Kelemen sono affidati, con la partecipazione del pianista argentino José Gallardo e il clarinettista Alessandro Carbonare, il Quintetto per pianoforte op. 44 di Schumann, e il meraviglioso, tardo Quintetto op. 115 per clarinetto di Brahms. Il Quartetto Pavel Haas, vincitore del Borciani 2005, si presenta con il Quintetto per pianoforte e archi op. 57 di Shostakovich, con Alexander Lonquich al pianoforte. Mentre un gruppo appositamente formatosi di cinque musicisti, guidati dal violoncellista Clemens Hagen, farà ascoltare due capolavori della musica da camera non quartettistica: il Gran Trio K 563 di Mozart ed il Quintetto D. 956 di Schubert», quest’ultimo (ad opinione di chi scrive) quasi un appuntamento obbligato in un festival di musica da camera. Fasolo in questo senso ricorda dell’ultimo festival la magnifica esecuzione dell’Ottetto. Dunque, dalla linea programmatica, risulta chiara l'intenzione di proseguire nell'approfondimento dell'Ottocento, e del rapporto – man mano che ci si inoltra nel secolo - sempre più allo stesso tempo conflittuale e convergente, tra Classicismo e Romanticismo. «Infatti i due compositori della musica da camera “per antonomasia” dell'800, Schumann e Brahms, si avvicinano con prudente ritrosia alla formula del quartetto d'archi, senza dubbio sovrastati dall'eredità beethoveniana – continua Fasolo – peraltro anche Beethoven, con i sei Quartetti op. 18 – di cui il Quartetto Prometeo eseguirà il n.4 – avendo davanti a sé i capolavori di Mozart e Haydn si era inizialmente mosso timoroso del confronto che si sarebbe per forza concretizzato». E ancora: «Mendelssohn contribuì, con il suo esempio, a far sì che Schumann decidesse di immergersi in quello che era considerato il genere “colto” della musica da camera».
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