Gazzetta di Reggio

«Reggio ha grandi tesori, ma non lo sa dire»

di Luciano Salsi

Il professor Caroli alla presentazione del volume dedicato al sipario “Siderea” realizzato 25 anni fa per il teatro Valli

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REGGIO EMILIA. Sono trascorsi 25 anni da quando Omar Galliani consegnò al teatro Valli il sipario Siderea, un'opera capace di arricchire, insieme alle straordinarie fotografie di Luigi Ghirri, il patrimonio artistico di una città, la nostra, che non ha ancora sufficiente consapevolezza del suo valore. Ieri, nella Sala degli Specchi, la presentazione del volume “Spazio siderale, il sipario del teatro Valli dipinto da Omar Galliani” edito Corsiero con un'introduzione dell'editore Andrea Casoli, è stata l'occasione non solo per rievocare la lavorazione dell'opera attraverso le immagini di Ghirri, ma anche per riflettere sulla maniera di valorizzare quanto di bello Reggio può mostrare ai visitatori, traendone anche un vantaggio economico. Ci ha aiutati a farlo Flavio Caroli, il professore ordinario di storia dell'arte moderna al Politecnico di Milano noto al grande pubblico per la sua partecipazione alla trasmissione Che Tempo Che Fa di Fabio Fazio, il quale è intervenuto alla presentazione dialogando con Galliani.

E' veramente grande il valore di questa opera?

«Certamente. Reggio s'è dotata di questo tipo di sipario prima ancora di Napoli, che poi l'ha copiato».

In generale lei apprezza il patrimonio artistico e culturale della nostra città?

«Mi sento molto legato a Reggio e la frequento da anni per assistere agli spettacoli del teatro Valli».

Eppure Reggio è considerata un po' la Cenerentola fra le città vicine cariche di storia.

«Reggio non può confrontarsi con Bologna o Parma, ma non è inferiore a Modena. Tuttavia ha sempre annoverato grandi artisti fra i suoi cittadini e si distingue per il teatro».

Non crede che la nostra città brilli anche per il suo spirito d'avanguardia, almeno dai tempi del Gruppo 63, e per le sue realizzazioni di arte contemporanea?

«Non c'è dubbio. I capolavori di Calatrava ne sono la prova evidentissima. Tutti i forestieri li ammirano. L'avanguardia l'avete nel sangue».

Quale fra le attuali iniziative ha più risonanza fuori?

«Purtroppo quel che di ottimo si fa a Reggio sul piano artistico e culturale è poco conosciuto nel resto d'Italia. Fotografia Europea ha solo qualche eco e non ha tanto ascolto neppure Palazzo Magnani».

Che cosa ci manca per guadagnare lo spazio che meritiamo?

«La comunicazione. Reggio non sa farsi conoscere e apprezzare abbastanza».

Quindi abbiamo delle potenzialità da sviluppare?

«Sicuramente. Ma manca quel movimento spontaneo che negli anni Sessanta aveva fatto identificare la città col Gruppo 63 e le correnti d'avanguardia».

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