Gazzetta di Reggio

Ai “quattro” Kelemen l’onore di aprire il Festival dei Quartetti

di Giulia Bassi
Ai “quattro” Kelemen l’onore di aprire il Festival dei Quartetti

Otto concerti, una masterclass e un incontro con i bambini Serate alla Cavallerizza e nella Sala degli Specchi del Valli

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REGGIO EMILIA. L’indelebile ricordo risale a due anni fa, quando il Quartetto Kelemen trionfò nell’ultima edizione del Borciani; poi l’anno successivo ha brillato nella stagione concertistica del Valli: in entrambe le occasioni ha colpito per la modalità d’intepretare in modo irresistibile qualsiasi autore, da Haydn ai giorni nostri. I quattro (non sono gli stessi di allora, dato che la violoncellista Dora Kokas è stata sostituita da Laszlo Fenyö), sono protagonisti dei primi quattro giorni del Festival del Quartetto in cui effettuano la masterclass col Quartetto Regensis del Peri-Merulo (4 giugno) e ben tre concerti a partire dall’inaugurazione del 3 giugno (alla Cavallerizza) il cui programma parte da lontano: da Purcell, compositore inglese del ’500 per poi risalire a Brahms (Quartetto in do minore op. 51 n. 1) e a Janácek del quale eseguono il Quartetto Intimate Letters: una malinconica riflessione sull’amore fatta a pochi mesi dalla morte avvenuta nel 1928. Alla loro Ungheria è dedicato il concerto di domenica 5 con il Divertimento di Weiner e il Quartetto n. 3 del loro amatissimo Bartok (entrambi compositori della loro terra), mentre impreziosito dalla presenza del clarinettista Alessandro Carbonare, chiude un capolavoro cameristico qual è il Quintetto op. 115.

A questo proposito, un altro brano imperdibile è lo schumaniano Quintetto op. 44 che eseguono il 6 giugno con il pianista argentino José Gallardo, insieme al Quartetto op. 44 n. 3 Mendelssohn e ad Arcadiana di Thomas Adès (brano contemporaneo d’obbligo al premio Borciani 2014). Da mercoledì 8 fino a domenica 12, per quattro serate fino a domenica, si alterneranno formazioni diverse a partire dal praghese Quartetto Pavel Haas (vincitore del Borciani 2005) che per la performance ha scelto due autori conterranei: Martinu (Quartetto n.3) e Dvorák del quale suonano il celebre Quartetto “Americano”; nella seconda parte, col versatile pianoforte di Alexander Lonquich, propongono il Quintetto op. 57 di Shostakovich: composizione in cinque movimenti, caratterizzati da temi melodici dal potente carattere evocativo. Il cartellone presenta anche un gruppo che si forma per l’occasione sotto la guida del grande violoncellista salisburghese Clemens Hagen (del Quartetto Hagen): un quintetto comprendente anche la giovane e bravissima violoncellista Julia Hagen - naturalmente figlia d’arte- che il 9 giugno eseguirà il Trio K.563 di Mozart e il Quintetto per archi in do maggiore D. 956, lavoro tra i più ampi e complessi che Schubert compose nell’anno della morte.

Il Quartetto Prometeo (unica formazione italiana del Festival il 10 giugno incontra i bambini della scuola dell’infanzia Balducci e l’11 suona il secondo Quartetto di Schumann, l’op.13 di Mendelssohn insieme all’op.18 n. 4 di Beethoven. A chiusura, il 12 giugno, lo spagnolo Quartetto Casals formatosi nel 1997 alla Scuola Reina Sofia di Madrid con Antonello Farulli, interpreta un classico: l’op. 33 n. 3 di Haydn e due fondamentali opere del ‘900 come il Quartetto di Ravel e “Le metamorfosi notturne” del compositore ungherese Ligeti, musica complessa ma seduttiva.

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