Ligabue e l’addio ai cavalli
Lindo Ferretti: «Visse su di sè la rivoluzione industriale»
GUALTIERI. «La vita di Antonio Ligabue si svolge nello spazio di tempo che vede scomparire i cavalli dalla quotidianità, dal paesaggio, dai miti, dalle visioni e dai dipinti. È la rivoluzione industriale a determinare la sua scomparsa dalla storia, ma mentre ne decreta l’inutilità gli rende omaggio nominando cavallo/vapore quella potenza meccanica che ridisegnerà il mondo. E Ligabue vive proprio nell’epoca di questo passaggio». È con queste parole che Giovanni Lindo Ferretti ha commentato, durante l’inaugurazione della mostra “I cavalli di saga e i cavalli di Ligabue: affinità e divergenze di anime e di animali” alla Casa Ligabue di Gualtieri.
«Le foto di Ubaldo Gualtieri scattate ai chiostri di San Pietro a Reggio Emilia – ha aggiunto – hanno avuto il merito di propiziare la riflessione sulla pittura di Ligabue. Quanto di più lontano nella forma, i cavalli di Ligabue e i nostri cavalli, i suoi quadri e le fotografie di Gualtieri, ma cumulabili nella sostanza di un arcaico rapporto di anime e animali che non vogliono, non possono arrendersi allo sradicamento». Bello, infine, il commento di Ferretti alla puntasecca di Ligabue “Monta di cavalli”. Quest’opera, realizzata nella tipografia Erminio Lui di Reggiolo e che a causa del soggetto è rimasta ad oggi semisconosciuta, rimarrà esposta allacasa museo sino al 4 settembre.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google