Festival dei Quartetti, si chiude con gli Arcadia
Appuntamento questa sera alle 21 alla Cavallerizza. In programma Haydn, Ligeti e Debussy
REGGIO EMILIA. Stasera alle 21 al Teatro Cavallerizza, sarà il rumeno Quartetto Arcadia a chiudere il Festival del Quartetto, dopo che il Quartetto Casals, causa indisposizione di uno dei musicisti, è stato costretto a rinunciare. Il programma va da Franz Joseph Haydn, Quartetto in fa minore op. 20 n. 5, a György Ligeti, Quartetto n. 1 Metamorfosi notturne, per finire con Claude Debussy, Quartetto per archi in sol minore op. 10.
Vincitori del Concorso 2014 Osaka International Chamber Music, del Concorso Internazionale per Quartetto 2012 Wigmore Hall di Londra, del Concorso Internazionale di Musica da Camera 2011 di Almere e, nel 2009 dell''International Chamber Music Competition di Amburgo, il Quartetto Arcadia si affermando come uno dei più interessanti della sua generazione.
I Quartetti per archi op. 20 di Haydn costituiscono una pietra miliare nella storia dell'evoluzione del genere. All'epoca della loro composizione, nel 1771-72, Haydn era già un affermato compositore quarantenne, al servizio ormai da dieci anni come Kapellmeister della famiglia Eszterhàzy. Haydn si dedicò alla scrittura quartettistica per archi solo alla fine della prima decade di servizio.
Ligeti stesso spiega la genesi del suo "Metamorphoses nocturnes": «Il mio primo quartetto per archi fu scritto a Budapest tra il 1953 e il 1954, ma era inteso solo per il cassetto, dal momento che una esecuzione pubblica era fuori questione. La vita in Ungheria a quel tempo era nella morsa della dittatura comunista, il paese completamente tagliato fuori da ogni informazione esterna. Ma il fatto che qualsiasi cosa moderna fosse bandita serviva soltanto ad accrescere l'attrattiva per il concetto di modernita presso tutti gli artisti non-conformisti».
Debussy compose il Quartetto per archi in sol minore op. 10 fra l'estate del 1892 e il febbraio del 1893. La prima esecuzione avvenne, ad opera del Quartetto Ysaye, a Parigi il 29 dicembre. Non ottenne subito consensi; la critica rimase perplessa, a volte sconcertata, solo a partire dalla seconda esecuzione del 1894 (Bruxelles, Libre Esthétique) la composizione iniziò ad essere veramente apprezzata.
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