Gazzetta di Reggio

Giganti della musica targati Vienna

di Giulia Bassi
Giganti della musica targati Vienna

Festival Quartetto, con Clemens e Julia Hagen i suoni di Mozart e Beethoven

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Un incastro riuscito perfettamente: il mozartiano Gran Trio-Divertimento, accanto al Quintetto con due violoncelli, l'op. 163 di Schubert: l'uno che si specchia nell'altro, per dire che il raggio luminoso quando è intenso e penetrante, è in grado di posarsi lontano come succede tra questi due monumenti musicali.

Sono targati Vienna, la città in cui si sono formati gli esecutori ad hoc per una serata alla Cavallerizza nell'ambito del nostro Festival del Quartetto, magica e unica al tempo stesso, poiché non è frequente ascoltare dal vivo tali brani. Tra i cinque esecutori, due nomi fra tutti emergono, anzi un cognome: Hagen qui rappresentato da Clemens, violoncellista dell'omonimo quartetto, e dalla giovane figlia Julia, violoncellista anche lei, e decisamente dalle qualità spiccate. Quest'ultima, con il violinista David McCarroll ed il violista Adrien La Marca, si è cimentata nel Trio di Mozart, dandone una lettura dalla quale è emersa la profonda densità di materiali in essa racchiusi.

Per questo fine, a fronte di una chiarezza esemplare nell'eloquio, hanno esibito una modalità di fraseggio nobile, aristocratica, aggraziata, mai artefatta, per far sì che la tecnica strumentale potesse diventare espressività e sostenere fino in fondo il fitto gioco delle imitazioni nel primo tempo, tessere le sottili frasi nello stupendo Adagio dal carattere spirituale, gli incisivi accenti danzanti dei due Minuetti, gli umori che serpeggiano all'interno delle variazioni del quarto movimento tra cui l'ultima, dal sorprendente ed esplosivo carattere jazzistico.

A proposito di carattere spirituale: il Quintetto di Schubert va ascoltato con devozione talmente è bello. Si è detto di questa partitura che è un monumento, ma essa, pervasa da una forza che non pare umana, si erge piuttosto come un monolito, inconfondibile nella sua unicità, così impregnato di tinte ambrate per la presenza dei due violoncelli. Proprio da uno di loro, da Clemens Hagen, all'inizio di ogni movimento partiva lo slancio prontamente accolto dagli altri componenti per partire alla volta di cieli ed astri, sprofondare negli abissi, addentrarsi nei drammi, strappare lembi di serenità.

E da ultimo, conquistare il pubblico il cui applauso entusiasta ha salutato i musicisti per questa esecuzione tesa e traboccante di passione.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google