Gazzetta di Reggio

Libri serviti in piazza, all’ora dell’aperitivo

di Martina Riccò
Libri serviti in piazza, all’ora dell’aperitivo

Festival della letteratura reggiana organizzato dalla giovane scrittrice Michela Rivetti e da Orlando Montanari

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REGGIO EMILIA. Un festival della letteratura reggiana. Un momento in cui gli autori e gli editori del territorio possano confrontarsi, scambiarsi idee, contaminarsi. «Ma questo, per adesso, è solo un sogno nel cassetto», afferma Michela Rivetti, giovane autrice reggiana e organizzatrice, insieme al referente di “Save the Children Reggio Emilia” Orlando Montanari, della rassegna “Piazza un libro all'happy hour”.

«Si tratta di otto incontri nelle piazze della città – spiega la 25enne Rivetti – per far uscire i libri e la cultura dalla biblioteca e dai musei e incontrare la gente. L'obiettivo è dimostrare ai reggiani che anche nella nostra città ci sono scrittori validi: la globalizzazione ha senso solo quando si ha la piena consapevolezza di ciò che è presente nella realtà locale».

Quando è nata l'idea di organizzare questa rassegna?

«Circa due anni fa. Montanari è venuto ad assistere alla presentazione di un mio libro e da lì abbiamo iniziato a pensare a come contattare e mettere in rete gli autori della città. L'anno scorso c'è stata la prima edizione, dedicata all'Italia come unione di Nord e Sud, e per questo abbiamo ottenuto il patrocinio di Matera, capitale della cultura 2019. Quest'anno abbiamo dedicato il festival alla città e ai migranti».

È stato difficile trovare autori che partecipassero?

«Assolutamente no, la città è piena di scrittori. Per il momento abbiamo dovuto selezionarne 7, ma abbiamo già deciso di ricominciare gli incontri in settembre per dare voce anche agli autori che al momento sono stati esclusi».

Di che genere sono i libri presentati?

«Si va dal thriller politico ambientato nel 1800 al racconto di un viaggio negli Stati Uniti in compagnia di un gatto, al romanzo noir condito in salsa padana».

Ieri è toccato al suo “L'amig Zresa”, di cosa parla?

«Di corruzione e scandali nella Reggio del 1880. “L'amig Zresa” è uno pseudonimo usato da un giornalista del Prusperon, il settimanale di Giovanni Ramusani, per smascherare i contratti illeciti dell'assessore alle finanze con le ferrovie».

È una storia inventata?

«No, è storia. Dopo l'uscita di questi articoli, rigorosamente scritti in dialetto reggiano, in consiglio comunale scoppiò il parapiglia: nella seduta del 20 dicembre, l'assessore fu cacciato dalla Sala Tricolore, poi il sindaco si dimise e la città fu affidata a un governo provvisorio».

Un libro di ricerca storica, dunque?

«Ho passato mesi in biblioteca, leggendo i giornali dell'epoca soprattutto il Prusperon e L'Italia centrale, e studiando la storia del periodo, ma poi su questa base ho creato personaggi e storie usando la fantasia. Un po' quello che avevo fatto con il mio primo libro “Sotto gli occhi del Crostolo”: la storia di un omicidio consumato sotto la statua del Crostolo. Ora, per completare questa trilogia della storia reggiana, manca solo il terzo capitolo».

Come nasce l'idea di scrivere libri storici?

«È partito tutto da un'immagine: nebbia, due uomini intabarrati s'incontrano in piazza del duomo, poi uno pugnala l'altro e se ne va».

E per quanto riguarda “La chiamata di Visnù”, che presenterà il 10 luglio?

«Quello è un romanzo fantasy nato dal desiderio di salvare un personaggio del Mahabharata, il poema epico indiano, dalla maledizione che gli è stata lanciata. Tutto può essere ispirazione, ciò che conta è che mi colpisca, mi incuriosisca. Perché La chiamata di Visnù trovasse la sua forma, per esempio, dalla prima idea ci sono voluti 5 anni di attesa, tre viaggi in India e una laurea in Storie e civiltà orientali».

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