Gazzetta di Reggio

Un tuffo nel passato al teatro Bismantova

Un tuffo nel passato al teatro Bismantova

L’Officina del Battagliero stasera in concerto alle 21.30

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CASTELNOVO MONTI. Questa sera alle 21.30 il teatro Bismantova di Castelnovo Monti accoglierà un pezzo – sonoro – di storia.

Sul palco, infatti, salirà l’Officina del Battagliero, nata nel 2014 – su input del del polistrumentista Francesco Gualerzi – per recuperare e divulgare in modo essenziale e puro lo stile e il linguaggio della musica folcloristica di fine ’800 e primo ’900 nella Val d’Enza.

In questi due anni l’Officina del Battagliero si è fatta apprezzare in tutta la provincia a suon di “tutto esaurito”. Stasera, a Castelnovo Monti, porterà lo spettacolo “Alla nostra maniera” dedicato a Tienno Pattaccini. Insieme a Francesco Gualerzi, al sax e clarinetto, ci saranno Glauco Caminati (fisarmonica), Adelmo Sassi (chitarra), Valentino Spaggiari (trombone), Marco Bortesi (basso), Riccardo Bontempelli (batteria) e Mirco Ghirardini (sax e clarinetto).

Il nome del gruppo è una garanzia. Il valzer “Battagliero”, uno dei brani più apprezzati e suonati dalle orchestre da ballo italiane, è nato proprio a Barco di Bibbiano, terra di grandi musicisti. L’autore è Tienno Pattacini, classe 1908, che ne fece il proprio cavallo di battaglia. Pattacini fu un compositore molto prolifico, con un repertorio di oltre mille brani fra valzer, mazurche, polche e tanghi. Un tipo di folclore che arrivava direttamente dal Romanticismo e da Giuseppe Verdi.

L’Officina del Battagliero è oggi l’unica realtà musicale italiana in grado di riproporre, con capacità espressiva ed equilibrio, lo stile straordinario e battagliero del compositore.

Pattacini, leggendario clarinettista della Val d’Enza, iniziò a suonare a 16 anni con la seconda generazione dei Cantoni, formazione che aveva radici nell’800. Negli anni ’30 diede vita alla sua prima formazione, l’Orchestrina, e nel 1933 compose il valzer Battagliero, un brano ancora oggi di culto, emblema di una musica capace di far dialogare il folclore con la musica colta.

Grazie al progetto di Gualerzi, in questi anni si sta assistendo alla riscoperta della musica folk emiliana, soprattutto di quella nata in Val d’Enza. «È nel nostro dna – dice il leader dell’Officina del battagliero –. Come un sapore che non senti per anni ma che il tuo corpo poi riconosce subito. Così è successo anche con la nostra musica. E la cosa più bella è che ci sono anche molti giovani che l’apprezzano. Perché la nostra non è la musica storpiata delle piste da ballo di oggi, con le basi e il playback – spiega – ma una tradizione nobile, una musica fatta con rispetto per chi la balla e la ascolta. Una musica profondamente nostra, che è rimasta dentro la nostra gente, un patrimonio condiviso e unico».

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