E la Sanda girava con bigodini e pelliccia
Il 59enne Riccardo Bianchi partecipò alla scena del funerale: «Saltai la scuola per recitare nel film di Bertolucci»
GUASTALLA. Un film su una grande utopia, quella della rivoluzione contadina, che di fatto ha magicamente annullato – almeno per il tempo delle riprese – la distanza tra persone comuni e stelle del cinema.
A confermarlo sono i ricordi di chi, nel 1975, aveva partecipato alla riprese di “Novecento” e che, dopo l’iniziativa lanciata dalla Gazzetta di Reggio, continua a raccontare la propria esperienza sul set, a stretto contatto con attori del calibro di Robert DeNiro, Gérard Depardieu, Stefania Sandrelli e Dominique Sanda.
E proprio la bella attrice francese – che oggi vive tra Argentina e Uruguay ma è tornata in Italia per le celebrazioni del film di Bertolucci, 40 anni dopo – è rimasta impressa nella memoria del 59enne Riccardo Bianchi. «Dominique Sanda – racconta – non doveva apparire nella scena in cui io facevo la comparsa, eppure era presente: girava sul set con i bigodini in testa e una pelliccia di volpe lunga fino ai piedi». Ma i ricordi di quei giorni non si limitano all’attrice che interpretò la sensuale Ada. «Saltai la scuola – prosegue Bianchi – spiegando a una o due insegnanti che volevo fare la comparsa nel film di Bertolucci. Io e i miei amici arrivammo a Guastalla la mattina verso le 5-5.30, ci selezionarono e ci misero in un camerone pieno di abiti e accessori, anche d’epoca. Tagliarono i capelli a quelli che non riuscivano a nasconderli dentro al cappello, come me, e misero dei fazzoletti in testa alle ragazze più bionde o rosse artificiali. Quelli più distinti li vestirono da borghesi e li misero intorno alla piazza fermi a guardare, si vede bene nel film».
La scena del funerale cui Bianchi prese parte, infatti, è stata girata nella piazza centrale di Guastalla, in una giornata di nebbia molto bagnata. «In provincia di Pavia, dove vivo ora, – precisa Bianchi – questo fenomeno ha un nome e si chiama “scarnebbia”». Poi continua a seguire il flusso del ricordo: «Facemmo subito una prova o due poi arrivarono gli attori, Gérard Depardieu e Stefania Sandrelli, e girammo. La banda suonava davvero e, così, prova dopo prova, a forza di sentirla suonare, di sera il motivo del funerale ci usciva dalle orecchie... Sì perché, per ottenere la scena come la voleva il regista, abbiamo dovuta girarla dieci o quindici volte, con conseguente corteo intorno alla piazza».
Riccardo Bianchi, come tanti altri adolescenti, era uno dei contadini che seguivano il carro. «Io ero proprio nelle prime file – sottolinea – e avevo Depardieu e la Sandrelli vicinissimi. Infatti nel film mi si vede, mi si riconosce diciamo, in una frazione di secondo».
E poi, a metà giornata, il pranzo. «Verso le 13, forse 13.30, ci diedero cinque minuti di pausa. Eravamo tutti bagnati e infreddoliti – racconta Bianchi – così ci riparammo sotto i portici. Lì c’era un negozio, mi sembra di ricordare che fosse una macelleria, che aveva anche piatti pronti. Vedendoci, il macellaio ci offrì, nel senso proprio di regalo, del fegato alla veneziana con polenta preparato da lui. A distanza di quarant’anni ne ricordo ancora il profumo e il sapore: quello è stato senza dubbio il miglior fegato alla veneziana della mia vita». Altro dettaglio indimenticabile, il “compenso”. «Ci diedero il cestino – ricorda Bianchi – e 10.000 lire. Non posso dimenticarmi l’importo perché allora prendevo 2000 lire di paghetta settimanale, e per racimolare quella cifra, quindi, ci mettevo più di un mese».
L’iniziativa. Siete tra coloro che parteciparono al film come comparse? Mandateci la vostra testimonianza e le fotografie di quei giorni all’indirizzo email lettere.re@gazzettadireggio.it e le vedrete pubblicate sul giornale.
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