Gazzetta di Reggio

Un caffè amaro come la storia d’Italia

di Adriano Arati
Un caffè amaro come la storia d’Italia

La scrittrice Agnello Hornby a Carpineti: «Ci sono cose di cui non andare fieri»

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CARPINETI. «È il mio primo romanzo storico, il primo che mi ha costretta a ricerche approfondite, e non mi ha offerto verità confortanti. Né sulla mia Sicilia né sull’Italia».

Si è trovata di fronte alla storia della sua regione, Simonetta Agnello Hornby, quando ha iniziato a lavorare a “Caffè Amaro”, il suo ultimo libro uscito per Feltrinelli e subito finito in cima a tutte le classifiche di vendita. Giovedì sera la scrittrice lo ha presentato a Carpineti davanti a parecchie decine di persone, in una biblioteca comunale strapiena. In montagna è stata chiamata dall’associazione culturale “La 25esima Ora”, per un nuovo appuntamento di spessore dopo i vari Massimo Carlotto, Erri De Luca, Stefano Benni, Loriano Machiavelli, Domenico Quirico e Valerio Varesi ospitati negli ultimi due anni.

A Carpineti la Hornby ha dialogato con lo scrittore Patrick Fogli, vicepresidente de “La 25esima Ora”, prima di essere sommersa da richieste di autografi e dediche dal pubblico presente, in buona parte femminile. Naturalizzata inglese, da decenni avvocato e giudice a Londra, impegnata nei diritti delle donne, dei minori e dei disabili, ha parlato proprio mentre in Gran Bretagna si votava per l’addio all’Europa. A Carpineti, però, l’attenzione era per una storia tutta italiana, quella di “Caffè Amaro”.

«Il libro inizia nella mia testa con l’unità d’Italia e arriva a dopo la Seconda guerra mondiale, racconta della vita di una donna siciliana, Maria, delle sue esperienze e delle sue relazioni. È il mio primo romanzo storico e allo stesso quello più erotico», spiega. «È la storia di passioni intensissime, quelle di una donna che quando sente che il marito non la rispetta più si sente libera di concedersi. Ma da quel lato non sono stata particolarmente sorpresa: per decenni mi sono occupata di divorzi, e la sfera sessuale entra sempre», continua la scrittrice siciliana. Le sorprese sono arrivate dalla storia: «Mi sono approcciata con l’idea che l’unità d’Italia sia stata un grande inganno per la Sicilia e per il sud, e invece mi sono trovata di fronte alla collusione, alla corruzione, alla collaborazione dei siciliani. Basti pensare che a firmare gli atti contro i fasci siciliani è un siciliano, Francesco Crispi», riflette.

«Un’esperienza socialista bellissima, quella dei fasci siciliani della fine del 1800, che ho voluto raccontare e ricordare. Maria, la protagonista, è figlia di un socialista, cresce con donne di religioni diverse, ama un ebreo. Volevo sottolineare questo mondo presente in quell’Italia che allo stesso tempo era spietata all’estero e in patria – continua la Agnello Hornby –. Ci sono cose di cui non andare fieri, anche prima delle leggi razziali contro gli ebrei. La crudeltà e le stragi della campagna di Libia, o un fenomeno poco conosciuto come il madamato, le relazioni fra italiani e donne africane. E quando queste relazioni sono state proibite, le pene più pesanti erano ovviamente per le donne».

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