In migliaia al Montecchio Unplugged, tra calcio e musica
Il paese è stato invaso da note e sound per tutti i gusti, ma in ogni angolo c’era uno schermo che trasmetteva la partita
MONTECCHIO. Un’edizione particolare, quella di Montecchio Unplugged 2016, fortemente condizionata dagli Europei: ci si era attrezzati per tempo, allestendo un maxi schermo in piazza della Repubblica e mini schermi o televisori praticamente in ogni punto ristoro (dalla Lifferia a viale Vittorio Veneto).
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Il risultato inevitabile è stato che tutti i presenti erano con il naso all’insù, incollati a seguire le sorti di Italia-Germania; e le consuete code chilometriche in negozi, bar e gelaterie non ci sono state. Il fatto che poi l’Italia abbia perso ai rigori, prolungando il match fino a mezzanotte, non ha aiutato, visto che dopo quell’ora le vie e le viuzze del centro storico si sono rapidamente svuotate.
«Era da mettere in conto, abbiamo allestito un maxi schermo in piazza affollatissimo, così come erano piene di gente via Reverberi e Contrada Grande – dichiara il vicesindaco Gian Carlo Ghirelli – l’affluenza non è stata minore (il festival richiama ogni anno circa diecimila persone anche da fuori provincia), chiaro che rispetto agli altri anni l’incasso degli esercenti potrebbe essere inferiore. Ma non si poteva fare altrimenti: impensabile spostare la manifestazione (sabato prossimo c’è la Notte Liffa a Bibbiano) e ci sarebbe sempre stata l’incognita Europei».
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In ogni caso, la minoranza non interessata al calcio ha potuto godersi senza troppa ressa la manifestazione di musicisti artisti di strada e performer, che hanno animato il centro storico con decine di spettacoli gratuiti, trasformando il centro montecchiese in un grande palcoscenico sotto le stelle. Per tutti i gusti le proposte musicali: dal blues dei Banana Oil alle sonorità celtiche dei Breith, dal balkan trip dei Vudz ai valzer e mazurek dei Femme Folk, dallo swing-jazz dei Chameleon Mime alle hit anni ’90 del trio parmense Bagdad Cafè, dai ritmi etnici dei Tamburi del Crostolo al country dei Wild Angels, dal rock’n’roll anni ’50 dei Bald Max and Airheads – con tanto di balletti rockabilly – al Microfestival di via Veneto.
Tra i musicisti, menzione speciale a Tribal Need, solitario e singolare “elettronomade” che mescola note tecno a strumenti tribali a fiato, il tutto suonato rigorosamente dal vivo in via Reverberi; e, agli antipodi, Julia Kent, violoncellista canadese impegnata e personale. Senza contare gli spettacoli di mangiafumo, il mercatino vintage e handmade di via Zannoni, quello etnico in via 20 Settembre.
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