I segreti del sipario del Teatro Ariosto
Reggio Emilia: l'esperto racconta lo stato del cantiere, i passaggi del salvataggio e la vita da fiction del poeta
REGGIO EMILIA. L'operazione di restauro del sipario storico del Teatro Ariosto, avviata grazie al nuovo meccanismo dell'Art Bonus e giunta alla seconda fase (che dovrebbe concludersi a settembre), va considerata da tutta la comunità reggiana come un evento di notevole importanza per almeno cinque buone ragioni.
La più immediata è che viene finalmente rimesso a disposizione della cittadinanza un bene culturale di notevole valore e dimensione (oltre 100 mq), che, dismesso dall'uso nel 1981, è rimasto piegato e poi arrotolato per 35 anni, tanto che una intera generazione di reggiani ne ha sostanzialmente perso la memoria.
La seconda è che il recupero del sipario valorizza l'intero Teatro, oggetto di recente di una importante campagna di restauro, riportandolo agli splendori della prima metà del secolo scorso.
Nel 1927 infatti l'architetto Guido Tirelli e il pittore Anselmo Govi, due illustri artisti reggiani del tardo liberty, collaborarono per la trasformazione del vecchio Politeama popolare (costruito nel 1877-78 nel luogo del vecchio Teatro della Cittadella) in un teatro moderno: come ricorderà Francesco Malaguzzi Valeri pochi mesi dopo "l'edificio che più di tutti, negli ultimi lavori di rinnovamento della città, attira l'attenzione, per la grandiosità e la genialità che al suo rifacimento hanno presieduto, è il teatro Ariosto".
La terza ragione è appunto la personalità dell'autore dell'opera. Anselmo Govi era nato a Villa Ospizio nel 1893 da una famiglia poverissima. Oltre ai lavori al Teatro Ariosto negli anni Trenta collaborerà con Prospero Sorgato al cimitero monumentale; e poi si specializzerà nei dipinti sacri, decorando tra le altre le chiese di San Domenico e San Giovannino a Reggio; quella di San Bernardino a Novellara; quella di San Savino a Fellegara; la Beata Vergine dell'Olmo a Montecchio.
Govi sarà attivo anche nel dopoguerra, decorando tra l'altro la volta di Santa Teresa, un ciclo che è anche una sorta di scuola per molti giovani pittori reggiani; e animerà la scena culturale anche come organizzatore, alla Famiglia Artistica Reggiana e in diversi altri sodalizi. Morirà di nefrite nel 1953. Nel 1980 i Musei di Reggio gli hanno dedicato una importante mostra antologica; gli è stata anche intitolata una via nella zona sudest della città.
La quarta ragione di interesse deriva dal contenuto stesso del sipario. Esso infatti rappresenta l'insigne poeta Ludovico Ariosto mentre declama i suoi versi in una corte ideale, posta probabilmente nel giardino della residenza di campagna materna (il Mauriziano), davanti a una platea di illustri ingegni del suo tempo: Malaguzzi, Sannazzaro, Michelangelo, Baldassarre Castiglione, Aretino, Bembo, Vittoria Colonna, Veronica Gambara, Isabella d’Este.
Va ricordato che il contenuto del sipario era collegato a quello delle volte del Teatro, su cui Govi aveva contestualmente rappresentato 10 episodi dell'Orlando; e all'incipit del poema, iscritto nel cornicione.
Infine non si può non considerare tra le ragioni di soddisfazione lo sforzo collettivo intrapreso dalla comunità per raggiungere questo importante risultato: dalla Fondazione I Teatri che lo ha promosso; ai tecnici di RT di che lo hanno svolto con competenza e rigore; agli artisti reggiani che lo hanno sostenuto nell'ambito delle cene con artista del novembre scorso presso il ristorante Marta in cucina; all'editore Il Corsiero, che produrrà il catalogo della mostra dedicata all'operazione; ai semplici cittadini che hanno partecipato alla raccolta fondi; fino agli organi di stampa come la Gazzetta di Reggio, che hanno colto il senso dell'operazione e ne sono diventati cassa di risonanza.
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