Gazzetta di Reggio

Gli Afterhours accendono Reggio Emilia

di Adriano Arati
Gli Afterhours accendono Reggio Emilia

Oltre due ore di musica allo stadio Mirabello spaziando tra vecchi e nuovi successi di una carriera ormai trentennale

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REGGIO EMILIA. Una piacevolissima voglia di suonare e di partecipare, trasformata in due ore di poderosa elettricità. Sono degli Afterhours molto diversi rispetto al passato quelli passati sabato sera al Mirabello per la loro tappa reggiana del tour di presentazione del nuovo album Folfiri o Folfox.

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Davanti a un pubblico composto in gran parte da fan storici, la band milanese ha concluso con oltre due ore di musica il ciclo di concerti estivi organizzati da Medials nel glorioso stadio cittadino. C’era curiosità per questa versione degli Afterhours, al primo disco e al primo vero giro per l’Italia senza lo storico batterista Giorgio Prette e alle prese con la fama di formazione umorale. Il fuoco dell’attenzione è su Manuel Agnelli, cantante, compositore e simbolo della formazione, affiancato da altre due chitarre e dal violino di Rodrigo D’Erasmo oltre che dalla sezione ritmica.

Capello lunghissimo, pantaloni e maglietta attillata nera, il futuro giudice di X-Factor ha scherzato e dialogato con il pubblico, ringraziando più volte per la «complicità» che la band sta trovando con gli spettatori nel corso del tour.

La partenza è stata affidata a una selezione del doppio disco Folfiri o Folfox, brani elettrici e distorti, con la sola acustica di Agnelli a fronteggiare il muro di suono. Col passare dei minuti, la scaletta ha alternato novità a gustosi ripescaggi. Menzione di merito per le potenti ballate “Padania” e “Costruire per distruggere”, estratte da Padania del 2012. Oltre che per il grande classico “Male di Miele” giunto direttamente da “Hai paura del buio” del 1997, a tutt’oggi il disco più amato dal pubblico. Perché sono gli Aftehours a cavallo fra ’90 e 2000 quelli ancora oggi radicati nello zoccolo duro, e le prime note di “Male di Miele”, con il pubblico pronto a ruggire, lo hanno ricordato.

A chiudere questo discorso ci hanno pensato i bis. Prima la roboante “Le verità che ricordavo” con Agnelli a torso nudo a mostrare i tanti muscoli e a giocare pericolosamente col cavo del microfono. Poi il gran finale che ha messo tutti d’accordo pescando nella buona nostalgia con due doppiette. Prima “Strategie” e poi “Pop”. Il congedo è arrivato con due splendide versioni di “Quello che non c’è” e “Bye Bye Bombay”, anno di grazia 2002. Poi solo gli applausi, meritati.

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