Anfiteatro romano a Reggio Emilia? Dubbi e scetticismo tra gli archeologi
La ricostruzione digitale di Roberto Forte divide gli studiosi C’è chi non si fida dei radar e chiede di usare piccone e pala
REGGIO EMILIA. Non tutti gli studiosi condividono la convinzione di Roberto Forte, docente della Duke University di Durham (North Carolina) e coordinatore del progetto culturale Regium@Lepidi-Project2200 con cui si è realizzata la ricostruzione digitale in tre dimensioni della città romana, di avere individuato nell’area del Parco del Popolo le fondamenta di un edificio romano di pianta ellittica, identificabile con l’anfiteatro.
C’è chi non crede che le prospezioni geofisiche attuate con strumenti radar ed elettromagnetici non invasivi possano dare risultati certi.
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Fra gli studiosi reggiani che manifestano riserve sulla localizzazione dell’anfiteatro romano nell’area nordoccidentale del parco del Popolo tra viale Isonzo e viale Allegri, dove nel Medioevo era stata costruita da Luigi Gonzaga la cittadella, la voce più autorevole è quella di Mauro Cremaschi, professore ordinario di geografia fisica e geomorfologia e docente della scuola di specializzazione in archeologia della facoltà di lettere dell’università di Milano.
«Le prospezioni geofisiche – osserva Cremaschi – sono state fatte con metodologie aggiornate. Indubbiamente esse mostrano un’anomalia nel sottosuolo dei giardini pubblici. Hanno certamente messo in luce un fenomeno interessante, ma occorre più cautela nell’interpretazione dei dati. Non esistono ancora prove sufficienti per dire che si tratta delle fondamenta di una costruzione di forma ellittica identificabile con l’anfiteatro. Potrebbero essere tracce di altri edifici di epoche diverse».
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La ricerca, presentata alla città lunedì scorso, era stata compiuta dal 26 al 30 aprile dal professor Roberto Forte e dai suoi collaboratori della Duke University di Durham (North Carolina). Allo stesso team si deve la realizzazione del museo digitale inaugurato il 30 maggio 2015 presso i musei civici, che ricostruisce a tre dimensioni Regium Lepidi, cioè la nostra città com’era duemila anni or sono.
«Le anomalie geofisiche riscontrate – sostiene Forte – indicano strutture in laterizio di forma ellittica nella parte nord-ovest del Parco del Popolo, a circa dieci metri di profondità. In linea preliminare si può sostenere che le fondazioni del bastione della cittadella siano state impostate su quelle dell’anfiteatro per ovviare alla precarietà del suolo su cui dovevano poggiare.
Le immagini bi-tridimensionali delle prospezioni geoelettriche sono molto eloquenti e integrano quanto era stato documentato durante gli scavi del Park Vittoria, dove il fossato della cittadella è stato identificato sino a 7,50 metri dal piano di campagna. È evidente che a quote così profonde (10 o 12 metri) non possono riscontrarsi che fondazioni di età romana».
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Nella ricostruzione computerizzata Forte aveva accolto l’ipotesi, formulata dal giovane studioso reggiano Paolo Storchi, che l’anfiteatro fosse situato in corrispondenza dell’attuale parco del Popolo. A suo parere i rilievi effettuati con tecniche multiple (geoelettrica 3d, elettromagnetismo e georadar) su un’area di 22.400 metri quadri (140 metri per 160) confermano «in linea preliminare» che le mura della cittadella fossero state innalzate nel 1339 sulle fondamenta dell’anfiteatro.
L’intuizione di Storchi, invece, si basava sull’osservazione delle antiche mappe e sulla toponomastica. Era stata esposta in un articolo pubblicato nel 2009 dalla rassegna di archeologia Orizzonti e tre anni fa dalla rivista dei Musei civici di Reggio. Storchi aveva notato un’anomalia nel disegno delle mura della cittadella riportato in una mappa del 1599. Si tratta di una convessità di forma ellittica che fa pensare che quel tratto della cinta fosse stato appoggiato sulle fondamenta dell’anfiteatro per rimediare all’instabilità del sottosuolo.
Tanto più che le ricerche fatte da Enzo Lippolis avevano mostrato che poco lontano la chiesa di San Prospero extra moenia era stata costruita con mattoni, capitelli e altri elementi strutturali di età romana, probabilmente ricavati da un grande edificio qual è un anfiteatro. Infine Storchi aveva scoperto nel medievale “Liber focorum” che nella zona della cittadella preesisteva un quartiere chiamato Contrata Cucluratae, un nome derivato dal greco cyclos (cerchio) che fa pensare a un edificio dal profilo circolare.
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