«Anfiteatro ai giardini? Servono prove certe»
Cremaschi: «Le tracce potrebbero essere di un altro edificio»
REGGIO EMILIA. Fra gli studiosi reggiani che manifestano riserve sulla localizzazione dell’anfiteatro romano nell’area nordoccidentale del parco del Popolo tra viale Isonzo e viale Allegri, dove nel Medioevo era stata costruita da Luigi Gonzaga la cittadella, la voce più autorevole è quella di Mauro Cremaschi, professore ordinario di geografia fisica e geomorfologia e docente della scuola di specializzazione in archeologia della facoltà di lettere dell’università di Milano.
«Le prospezioni geofisiche – osserva Cremaschi – sono state fatte con metodologie aggiornate. Indubbiamente esse mostrano un’anomalia nel sottosuolo dei giardini pubblici. Hanno certamente messo in luce un fenomeno interessante, ma occorre più cautela nell’interpretazione dei dati. Non esistono ancora prove sufficienti per dire che si tratta delle fondamenta di una costruzione di forma ellittica identificabile con l’anfiteatro. Potrebbero essere tracce di altri edifici di epoche diverse».
La ricerca, presentata alla città lunedì scorso, era stata compiuta dal 26 al 30 aprile dal professor Roberto Forte e dai suoi collaboratori della Duke University di Durham (North Carolina). Allo stesso team si deve la realizzazione del museo digitale inaugurato il 30 maggio 2015 presso i musei civici, che ricostruisce a tre dimensioni Regium Lepidi, cioè la nostra città com’era duemila anni or sono. Nella ricostruzione computerizzata Forte aveva accolto l’ipotesi, formulata dal giovane studioso reggiano Paolo Storchi, che l’anfiteatro fosse situato in corrispondenza dell’attuale parco del Popolo. A suo parere i rilievi effettuati con tecniche multiple (geoelettrica 3d, elettromagnetismo e georadar) su un’area di 22.400 metri quadri (140 metri per 160) confermano «in linea preliminare» che le mura della cittadella fossero state innalzate nel 1339 sulle fondamenta dell’anfiteatro.
L’intuizione di Storchi, invece, si basava sull’osservazione delle antiche mappe e sulla toponomastica. Era stata esposta in un articolo pubblicato nel 2009 dalla rassegna di archeologia Orizzonti e tre anni fa dalla rivista dei Musei civici di Reggio. Storchi aveva notato un’anomalia nel disegno delle mura della cittadella riportato in una mappa del 1599. Si tratta di una convessità di forma ellittica che fa pensare che quel tratto della cinta fosse stato appoggiato sulle fondamenta dell’anfiteatro per rimediare all’instabilità del sottosuolo. Tanto più che le ricerche fatte da Enzo Lippolis avevano mostrato che poco lontano la chiesa di San Prospero extra moenia era stata costruita con mattoni, capitelli e altri elementi strutturali di età romana, probabilmente ricavati da un grande edificio qual è un anfiteatro. Infine Storchi aveva scoperto nel medievale “Liber focorum” che nella zona della cittadella preesisteva un quartiere chiamato Contrata Cucluratae, un nome derivato dal greco cyclos (cerchio) che fa pensare a un edificio dal profilo circolare.
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