Teatro Ariosto, il sipario si fa attendere
Mancano solo alcuni dettagli, il restauro sarà concluso nel giro di una settimana
REGGIO EMILIA. Bisognerà aspettare un’altra settimana prima di dichiarare concluso il restauro del sipario del Teatro Ariosto.
Prevista per oggi, infatti, la fine dei lavori è stata leggermente posticipata per permettere alle restauratrici di completare alcuni dettagli, smontare il ponteggio e scattare le fotografie della “rinnovata” opera di Anselmo Govi. Il ritardo – talmente piccolo da fare sorridere, in un Paese come il nostro – non influirà nemmeno sul programma a suo tempo annunciato da Giuseppe Gherpelli, presidente della Fondazione I Teatri: l’inaugurazione ufficiale del sipario – dopo l’anteprima regalata ai lettori della Gazzetta di Reggio – è confermata per il 22 ottobre. In quella occasione verrà anche presentato il catalogo fotografico del restauro, in cui confluiranno gli scatti che le restauratrici faranno al sipario proprio in questi giorni.
Non solo. Sul palco del Teatro Ariosto si alterneranno i protagonisti di questo importantissimo recupero, per raccontare – a chi non ha assistito al “primo assaggio” con il nostro giornale e chi desidera il bis – tutte le fasi del cantiere. Le restauratrici spiegheranno le tecniche usate per riparare il sipario – che, dopo essere stato smontato e piegato come un tovagliolo, era poi rimasto arrotolato come un tappeto per circa 30 anni –, e i “segreti” scoperti durante il lavoro. Come quei fori, ben mimetizzati sullo sfondo dipinto da Anselmo Govi, che erano usati dagli attori per osservare da dietro le quinte la scena e, probabilmente, azzeccare il momento giusto per la propria entrata.
Ma ci saranno anche un contributo della Sovrintendenza e un intervento della storica d’arte Agnese Menozzi, che ricostruirà il contesto in cui ha operato Anselmo Govi e spiegherà il motivo per cui, in pieno XX secolo, l’artista abbia voluto dipingere un sipario ispirandosi a Ludovico Ariosto e al mondo umanista delle corti. «Se siamo riusciti a concludere il restauro – commenta Gherpelli – è anche grazie all’aiuto della Gazzetta di Reggio. Non abbiamo ancora fatto i conti, ma, dopo l’anteprima aperta ai lettori, ci sono arrivate parecchie donazioni». (m.r.)
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