Gazzetta di Reggio

Festival dei Pianisti Italiani, Cappelletto a Reggio Emilia con frammenti di eternità

di Giulia Bassi
Festival dei Pianisti Italiani, Cappelletto a Reggio Emilia con frammenti di eternità

Ai chostri di San Pietro l’ultimo appuntamento della kermesse, il musicologo: «Che il pubblico si abbandoni al tempo della musica»

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REGGIO EMILIA. Dalle 21.30 l'ultimo appuntamento del Festival dei pianisti italiani in diretta sul nostro sito.

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Nella passata edizione del Festival dei pianisti italiani aveva raccontato l’ultimo periodo della travagliata esistenza di Schubert, quest’anno, invece, Sandro Cappelletto – protagonista dell’ultimo appuntamento della rassegna, stasera alle 21.30 al chiostro di san Pietro – racconta il tempo: una delle dimensioni fondamentali perché la musica possa esistere.

Lo spettacolo, dal titolo “Il tempo della musica. Un frammento di eternità”, si pone come un’appassionata riflessione in cui il musicologo sarà accompagnato dal pianista Marco Scolastra. «Entrare in una dimensione diversa del tempo, che è quella legata alla musica, è una bella sfida – racconta Cappelletto, musicologo e apprezzato conduttore di Momus su RaiRadio3 –. Si tratta di raccontare cosa vive dentro di noi quando la ascoltiamo. Penso proprio che la musica ci affascini anche perché rompe la normale scansione del tempo: infatti può succedere che se un brano dura poco, la percezione di quegli istanti, venga da noi alterata».

È indubbio che la tematica della serata, il tempo appunto, eserciti un enorme fascino anche nella sua accezione più generale, in quanto appare incredibilmente attuale. «La nostra epoca è ossessionata dal tempo – conferma Cappelletto –. Siamo perennemente in ritardo, ma il tempo che controlliamo sempre, anche dai nostri telefonini, a volte ci sfugge... Tuttavia, quando entriamo nel mondo della musica, esso assume un’altra dimensione. E per comprendere tale processo, bisogna dimenticarsi per un’ora dell’orologio e “sentire” il tempo dell’ascolto: dimensione che vive dentro di noi e che deve solo essere liberata. Oltre a questo modo di pensare la musica, poi, c’è quello collegato all’andamento dei movimenti: ad esempio lento e veloce».

A corredo della riflessione, il pianista Scolastra eseguirà l’aria dalla Variazioni Goldberg di Bach, “Per Alina” di Arvo Part, la trascrizione di Listz della “Processione del Venerdì Santo” dal Parsifal di Wagner, l’Andantino dalla Sonata in la maggiore D 959di Schubert e di Messiaen Prélude n. 7 “Plainte calme”. «La nostra memoria – spiega Cappelletto – è legata alle diverse dimensioni del passato, presente e futuro che invece la musica fa convivere: ecco perché posso dire che essa ci rende partecipi di un frammento di eternità».

Lo spettacolo, oltre alla musica dal vivo, presenta due filmati per dimostrare tale diversità di percezione: uno riferito al mondo orientale e l’altro al nostro. «Il tempo è circolare a volte – conclude il musicologo – quindi non si va da A a B; ad esempio nelle Variazioni Goldberg, la fine è costituita dal ritorno dell’aria iniziale. Il fatto è che qui l’idea stessa di un inizio e di una fine si rivela inutile. Inoltre, perché Schubert, nell’Andantino della Sonata per pianoforte in la maggiore, fa irrompere la violenza improvvisa di accordi neri che spezzano quell’andamento e creano un altro tempo, quello dell’angoscia e dell’urlo? Perché soltanto alla musica è concesso di rappresentare. Da qui l’augurio del protagonista dell’ultimo appuntamento del festival: «Che il pubblico si abbandoni al tempo della musica per uscire al termine dell’ora con la percezione di sentirsi meno in ritardo, più placato, e in pace con se stesso».

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