Gazzetta di Reggio

«Christo alla Pietra? Lo proposi nel 2005»

di Serena Arbizzi
«Christo alla Pietra? Lo proposi nel 2005»

L’onorevole Paolo Gandolfi, quando era dirigente della Provincia, suggerì di contattare l’artista: il progetto si arenò

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CASTELNOVO MONTI. L’idea di portare un’installazione di Land art progettata da Christo Vladimirov Yavachev alla Pietra di Bismantova era già stata proposta nel 2005. Poi, però, il progetto si arenò perché l’intreccio di contatti per raggiungere l’artista, ideatore della lunga passerella arancione, i “Floating piers”, avrebbe potuto rivelarsi troppo complicato. Inutile negare il rammarico dell’onorevole Paolo Gandolfi, il quale, da sempre appassionato di Land art, nel 2004, quando era dirigente alla pianificazione territoriale e urbanistica in Provincia, inventò la Biennale del paesaggio e l’anno successivo propose all’allora presidente della Provincia, Sonia Masini, e all’assessore alla cultura, Giuliana Motti, di coinvolgere Christo per un’installazione alla Pietra di Bismantova. «Seguo quest’artista da moltissimo tempo – racconta Paolo Gandolfi – tra le mie passioni c’è la Land art, che sa riscoprire e dare valore al paesaggio, soprattutto al di fuori dei contesti urbani che necessitano di essere valorizzati dall’arte. Così, partendo da questa premessa, inventai la Biennale del paesaggio, con una serie di progetti di Land art che avrebbero dovuto essere realizzati in giro per la provincia. Tra questi interventi, si era ipotizzata un’opera di Christo sulla Pietra di Bismantova: ne parlai con la presidente della Provincia, Sonia Masini, e l’assessore alla cultura Giuliana Motti. L’idea iniziale era quella dell’impacchettamento della Pietra di Bismantova. Avevo illustrato la mia idea anche a Sandro Parmigiani, allora curatore di Palazzo Magnani, per capire se esistessero canali per arrivare all’artista. A quel tempo, ovviamente, non avrei potuto immaginare il successo dell’opera sul lago d’Iseo, ma sapevo che ciò che crea Christo è interessante per tutti. Tra l’altro il costo non sarebbe stato un problema perché Christo lavora con sponsorizzazioni private e vendendo bozzetti o immagini del suo lavoro. Ora non si può affermare se all’epoca Christo avrebbe accettato o meno, ma immagino sarebbe stato quantomeno incuriosito – prosegue Gandolfi –. Non nascondo un certo rammarico, in primis verso me stesso, per non avere insistito con il “progetto Christo”, che si è arenato perché sarebbe stato difficile prendere il coraggio di andare negli Usa ad intercettare l’artista. Ora è improbabile che avendo appena fatto un’opera in Italia ne ripeta un’altra subito».

Fino al 2014, inoltre, c’è stato il festival Arteumanze dedicato alla Land art, poi sospeso per mancanza di fondi. «Il problema è che la Land art può anche non essere costosa ma di certo è molto impegnativa, per il coinvolgimento di un elevato numero di soggetti: si immagini l’enorme lavoro di richiesta di autorizzazione, come per i “Floating piers” al lago d’Iseo…», conclude Gandolfi.

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