Gazzetta di Reggio

Valerio Longo “plasma” l’arte al teatro di Palermo

di Giulia Bassi
Valerio Longo “plasma” l’arte al teatro di Palermo

Il danzatore di Aterballetto debutterà con la sua coreografia in Sicilia

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REGGIO EMILIA. Tra i danzatori di Aterballetto, Valerio Longo si distingue per la sua forte personalità.

La sua bravura e passione non si riverberano solo nella danza, ma anche nella coreografia. Un suo lavoro debutterà proprio giovedì al Teatro di Verdura, nell’ambito della stagione estiva del Teatro Massimo di Palermo.

Recentemente non si è potuto fare a meno di ammirarlo al chiostro di San Pietro, in occasione della prima di “TiportoVia” di Giuseppe Spota: Longo interpretava il postino, una parte che richiedeva tecnica e doti sceniche importanti, che lui possiede da sempre. «Conosco da molto tempo Valerio Longo – commenta la direttrice artistica Cristina Bozzolini – da quando, prima di diventare danzatore di Aterballetto, è stato per due anni al Balletto di Toscana. Lo stimo per le sue doti tecniche, artistiche, spirituali; in scena trasmette sempre generosità ed amore per il teatro e la danza. Da sempre appassionato, dotato di un carisma naturale, in questi anni ha accumulato tanta esperienza che, accanto all’energia con la quale affronta il suo lavoro, gli permette di catturare l’attenzione del pubblico anche quando sostiene una piccola parte». Tra le sue performance speciali, basti ricordare il tributo ad Angelo Davoli in occasione dell’inaugurazione della mostra dedicata all’artista nel 2015, un anno dopo la sua morte.

Da tempo Longo, come molto altri danzatori di Aterballetto, si cimenta nella coreografia. Giovedì sera (4 agosto) a Palermo, durante la serata intitolata “Waiting for Ravel-Bolero” – con contributi coreografici di Fabrizio Monteverde, Anna Manes e Diego Tortelli – presenterà “Plasma”, per due danzatori uomini del corpo di ballo del Teatro Massimo di Palermo. «La scena è un contenitore energetico che sembra esplodere in sala – spiega lo stesso Longo – contiene corpi fluttuanti in movimento, quasi allo stato liquido, caldi e forti come la musica su cui si lasciano trasportare nello spazio. Il sangue che scorre nelle vene si trasforma in materia: ne scaturiscono movimenti pieni, vibranti, con accenti di dolcezza e dolore. Si tratta di un lavoro molto umano, che guarda alla persona e non al ballerino, al cuore dell’individuo».

Le musiche sono state composte appositamente da un musicista reggiano, Mauro De Pietri. «Gli ho chiesto di assecondare la mia necessità di esprimere il valore del gesto atletico con sonorità mediorientali – spiega Longo – e richiami alla musica elettronica, senza dimenticare la presenza del violino. Ai due bravissimi interpreti ho chiesto di avere consapevolezza del loro corpo e di portare sul palco non solo la danza classica ma anche la libertà, da sviluppare nel corpo a corpo e nel contatto con oggetti o con il pavimento. Sono io il primo a cercare questo equilibrio ogni giorno, in Aterballetto, quando come danzatore cerco di essere produttivo e collaboratore del coreografo, non fermandomi alla mera esecuzione dei passi. L’arte – conclude – deve essere collocata al primo posto, anche quando non viene chiesto. In questo senso la coreografia è stato il frutto della sinergia con i danzatori: loro rendono concreto ciò che da un mio input si sviluppa, si sgretola e si può ricomporre».

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