Gazzetta di Reggio

«La Land Art in Appennino? Si chiamava Arteumanze»

di Serena Arbizzi
«La Land Art in Appennino? Si chiamava Arteumanze»

Castelnovo Monti, dopo la proposta di portare Christo sulla Pietra di Bismantova Gabriele Arlotti rivela: «Il festival costava poco ma poi il Parco non l’ha più finanziato, peccato perché le nostre opere sono ancora nel cuore della gente»

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CASTELNOVO MONTI. C’era una volta un festival rispettoso dell’ambiente e del paesaggio, che aveva l’obiettivo di esaltare le bellezze naturali dell’Appennino. Ma questo appuntamento, dal 2014 in poi, non si è più potuto svolgere per mancanza di fondi nonostante il contributo richiesto per l’iniziative fosse di appena poche migliaia di euro.

Il festival in questione si chiamava Arteumanze e il tema ritorna alla ribalta dopo la proposta, lanciata dalla Gazzetta, di rendere la Pietra di Bismantova palcoscenico per un’installazione sulla scia di “The floating piers”, realizzata al lago d’Iseo dall’artista Christo.

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«Ma ancor prima delle installazioni di Christo per l’Appennino c’è Arteumanze, un festival di Land Art silenzioso e rispettoso – spiega Gabriele Arlotti, presidente del Consorzio Conva, e curatore dell’ultima edizione della kermesse –. Il nostro era l’esempio di Land Art emiliana più riuscita, tuttavia dal 2015 è stato sospeso perché il Parco nazionale non voleva più sostenerlo: parliamo di appena 4-5 mila euro di spesa. Eppure Arteumanze è un festival che ha segnato il territorio con opere biodegradabili che sono ancora nel cuore della gente, come lucertole sui sassi, mani nei campi fatte di erba tagliata, finestre sulla Pietra, rotoballe parlanti, fili colorati nei boschi… L’edizione che non siamo riusciti a fare – aggiunge, amareggiato – sarebbe stata organizzata proprio nell’anello della Pietra di Bismantova. Avevamo escluso di lavorare sulla rupe perché la riteniamo sacra».

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L’ultima edizione di Arteumanze si è svolta all’Abetina Reale: oltre all’intento artistico, c’era anche l’obiettivo di rilanciare il territorio dal punto di vista turistico. E i risultati non sono mancati. La pagina Facebook del festival, ancora attiva, continua a ricevere apprezzamenti, tanti “mi piace” a livello internazionale.

«Osservo con interesse le opere di Christo – aggiunge il professore Emanno Beretti, curatore artistico di Arteumanze – anche se va detto che lì parliamo di operazioni di comunicazione con numeri imponenti. Se non si è riusciti a sostenere un festival come il nostro, che univa una ventina di artisti di Reggio e Modena, mi chiedo come si potrebbe pensare a una simile installazione. Ma anche a quale significato potrebbe avere per la Pietra che è già molto calcata da turisti, escursionisti e, fino a prima del crollo del masso, da fedeli. Con gli artisti di Arteumanze continuiamo a credere che sia possibile fare Land art sul territorio. Però con modi rispettosi, quasi invisibili, che possano incuriosire le persone a scoprire pian piano le bellezze che qui abbiamo e, certo, dare valore anche a chi quest’arte la vive ogni giorno».

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