Gazzetta di Reggio

Finardi alla centrale Enel ed è subito... musica ribelle

di Adriano Arati
Finardi alla centrale Enel ed è subito... musica ribelle

Ligonchio: venerdì 12 agosto in programma l’atteso concerto rinviato la settimana scorsa. Ingresso gratuito

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VENTASSO. Quarant’anni, tutti da sentire.

È un tour in cui la nostalgia, il ricordo dei miti andati e la curiosità per l’oggi si mescolano continuamente, quello imbastito da Eugenio Finardi col nome di “40 anni di Musica ribelle”. Un tour che farà tappa venerdì 12 agosto – a ingresso gratuito – a Ligonchio, nei bellissimi spazi della centrale Enel. Si partirà alle 21.30 e come congedo ci sarà uno spettacolo di fuochi artificiali. Il concerto era originariamente in programma venerdì scorso, ma è stato rinviato per via del maltempo.

Quella della centrale elettrica ligonchiese non sarà una normale esibizione, ma un viaggio nel disco del 1976, “Sugo”, che ha lanciato la carriera di Finardi. È l’album di “La Radio”, “Oggi ho imparato a volare” e soprattutto di “Musica ribelle”, il brano che ancora oggi marchia più di tutti il cantante milanese, all’epoca una delle voci del Movimento e uno dei cavalli di razza della leggendaria etichetta Cramps di Gianni Sassi. In “40 anni di Musica ribelle” Finardi riprenderà una delle mode degli ultimi anni, la riproposizione integrale dal vivo di grandi dischi del passato. Il tour vede infatti in scaletta quasi ogni brano di “Sugo”, cercando di rispettare gli arrangiamenti dell’epoca. E, dove possibile, anche di usare gli stessi strumenti delle incisioni di 40 anni fa, compreso il famoso mandolino elettrico di Musica Ribelle. “Sugo” è un lavoro strano, da questo punto di vista, perché assieme a classici suonati ininterrottamente da decenni miscela pezzi praticamente sconosciuti, mai presentati in pubblico. Stasera lo si potrà ascoltare al gran completo, assieme agli estratti da una carriera ormai lunghissima, che dalla musica ribelle ha portato Finardi al pop, al rock e al recupero delle sue radici europee e americane (è figlio di un italiano e di una cantante lirica statunitense).

A Ligonchio, come in tutto il tour, sarà sostenuto da una formazione elettrica, assemblata fra i musicisti con cui negli ultimi anni ha spesso collaborato. Un gruppo stabile, anche questo lontano dalla coltre di mito di quel disco del 1976, realizzato da una squadra che oggi suona impressionante.

C’erano, per quella musica ribelle, Alberto Camerini alle chitarre, il violinista Lucio Fabbri in procinto di entrare nella Pfm e una bella fetta dei magici Area, rappresentati da Patrizio Fariselli alle tastiere, Paolo Tofani alla chitarra e Ares Tavolazzi (poi con Guccini e Paolo Conte) al basso. Senza contare la strepitosa sezione ritmica formata da High Bullen al basso e Walter Calloni alla batteria, così efficace da convincere pure Luco Battisti a farla sua.

A volte, la nostalgia è davvero una strana nemica.

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