“Zerofavole” alla Biennale perché i sogni sono realtà
La compagnia è stata invitata a Venezia insieme ad attori professionisti Il direttore artistico Masotti: «Per i nostri ragazzi è un’esperienza unica»
REGGIO EMILIA. Zero favole. Come quando apri gli occhi e i sogni continuano nella realtà. “Zerofavole”, come il progetto nato per aiutare le persone disabili a integrarsi nella società e giunto, oggi, “sull’Olimpo” della Biennale di teatro di Venezia, insieme ai più grandi attori del mondo.
«È un’emozione incredibile – racconta al telefono, staccandosi per un attimo dalla magia del teatro Piccolo Arsenale, Stefano Masotti, direttore artistico di “Zerofavole” –. Mai avremmo pensato che i nostri ragazzi potessero lavorare gomito a gomito con attori professionisti del calibro di Toni Servillo, solo per citarne uno. E invece la nostra è una delle quattro compagnie italiane a essere state invitate a Venezia».
Da chi è formato il vostro gruppo?
«La compagnia conta circa venti persone: ci sono minorenni affidati ai servizi sociali, alcuni giovani di Mare Nostrum, in attesa del permesso di soggiorno per asilo politico, disabili dai venti ai quarant’anni, e anche persone semplicemente interessate a fare teatro con noi».
Non è difficile avere a che fare con un gruppo così eterogeneo?
«Tutt’altro. Noi crediamo che la costituzione di un gruppo con grandi differenze umane al proprio interno possa essere, in potenza, un contenitore per produrre quello che noi chiamiamo teatro dell’arte, ovvero un teatro che genera arte. Non solo. Facendo lavorare insieme persone diverse, con esperienze e condizioni differenti, riusciamo ad aumentare concretamente il livello di partecipazione sociale».
Quando è nato Zerofavole?
«È figlio del progetto Extratime, voluto nel 2001 dal Comune di Reggio Emilia per offrire ai disabili la possibilità di fare qualcosa di artistico nel loro tempo libero. Ma da allora le cose sono molto cambiate».
Come?
«Inizialmente Zerofavole era il laboratorio teatrale tenuto da me. Il nome, infatti, era stato scelto da un ragazzo che partecipava al corso e poi è rimasto sempre quello. Dopo aver accompagnato i ragazzi a sviluppare competenze teatrali, però, abbiamo deciso di alzare l’asticella e di aprire le porte a tutti. Dal 2011 Zerofavole non è più un progetto sulla disabilità ma sulla marginalità».
Come funziona la vostra compagnia, vi trovate tutti i giorni?
«No, una volta a settimana, tutti i sabati pomeriggio. Da questo percorso stabile, però, si distaccano i progetti di produzione teatrale che possono essere con regia interna o esterna. Nel 2014, per esempio, abbiamo iniziato la collaborazione, che continua tuttora, con Babilonia Teatri di Verona. Nel 2015 abbiamo lavorato con Antonio Viganò, direttore artistico dell’Accademia Arte della Diversità di Bolzano. Quest’anno con Enzo Toma. A seconda dello spettacolo e dell’idea che vi è alla base, vengono scelti attori e attrici che vanno quindi a creare un sottogruppo di lavoro. A Venezia, per esempio, siamo con quattro ragazzi».
E su cosa state lavorando?
«Sul Purgatorio di Dante. Si tratta del secondo capitolo, diciamo, della coproduzione con Babilonia Teatri (che tra l’altro ha appena vinto il Leone d’argento per l’innovazione teatrale). Abbiamo iniziato con l’Inferno, quest’anno Purgatorio, nel 2017 affronteremo il Paradiso».
Avete già elaborato la sceneggiatura?
«No, il nostro è un lavoro in fieri basato sulle impressioni che il testo di Dante provoca negli attori. Ed è articolato in diverse residenze creative: siamo stati a Reggio, fino al 14 agosto saremo al college di Venezia, poi ci sposteremo ancora. In questi periodi la compagnia vive insieme, provando, confrontandosi e cercando i materiali che poi andranno a formare lo spettacolo».
A quando il debutto?
«La prima presentazione al pubblico, chiaramente incompleta, sarà il 14 agosto alle 20.30 al teatro Piccolo Arsenale di Venezia. La seconda tappa sarà il 3 settembre al festival di Bassano del Grappa, poi il 25 settembre a Terni. Ma il debutto nazionale sarà il 6 e il 7 dicembre al teatro della Cavallerizza».
Altri spettacoli in programma?
«Quest’anno stiamo producendo anche “La cena”, con me ed Enzo Toma alla regia, che sarà presentato il 3 dicembre in occasione della giornata internazionale delle persone con disabilità. Si tratta di uno spettacolo di teatro fuori dal teatro, in cui sarà direttamente coinvolto anche il pubblico. In scena la tematica dell’imperfezione della perfezione, o della perfezione dell’imperfezione...».
Non sono sicura di avere capito bene...
«Pensiamo all’alta cucina. Quanto tempo si impiega per cucinare e presentare un piatto perfetto? Ma poi, per poterlo conoscere e gustare, va in un qualche modo profanato, bisogna rovinarne l’alone ideale di perfezione. Non è così anche con le persone?».
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