DAL PO AL LAGASTRELLO
Una passeggiata sul crinale e una pedalata nella Bassa sulla scia dei briganti
DI ALBERTO CENCI
Avete mai provato, contro la calura, una refrigerante passeggiata nella storia?
Il nostro Appennino, scrigno di bellezze naturali, offre il contesto adatto per invitarci a salire in vetta, mentre gli argini del Grande Fiume, nelle ore serali o di prima mattina, pedalando, consentono di ammirarne la bellezza. Tutti e due, geograficamente opposti, ci aiutano a capire la storia del nostro territorio attraverso i secoli.
. A Monte. Il primo itinerario ci porta in intorno al Monte Acuto, al limite sud della provincia vicino al Lago Paduli-Passo Lagastrello. Ci si arriva oltrepassando Ramiseto dopo averlo raggiunto deviando a destra dalla Statale 63, antica strada militare per la Lunigiana. Un anello non particolarmente difficile, seppur a tratti impegnativo per la lunghezza e alcuni punti di dislivello. Ma ne vale la pena: quando sarete presso la sella di Monte Acuto, se il cielo è terso (e lo è spesso), potrete vedere il golfo di La Spezia e uno degli antichi cippi confinari, oltre a quello che vicino al cartello delle due province vi saluta poco prima di arrivare alla diga. (Info tecniche: i sentieri Cai sono il 659, 659a, 653 e 00; sono marcati con i colori bianco-rossi; per percorrerli ci vogliono poco più di 5 ore; il dislivello è di circa 570 metri. Vicino al lago vi è il rifugio Città di Sarzana, tel. 347-5414064, meglio telefonare, prima di partire, in caso di pernottamento).
Quando c’era il duca. Nello Stato estense, di cui Reggio era la seconda provincia, l’area montuosa occupava la maggior superficie e il Ramisetano era una frazione in parte sotto Parma (poi solo dal 1848 divenne tutta reggiana). Due libri ci aiutano a conoscere i secoli di queste cime “Contrabbandieri e dogane fra Emilia e Toscana” che studia il confine imperiale e ducale e “Le Montagne del Duca” che osserva il mondo montanaro dei due versanti. Il confine, qui, sviluppava il contrabbando, come si evince dal primo testo: «Clandestinamente s’importa e si esporta di tutto, nelle ceste degli spalloni. La Forza di Montemiscoso, la sera del 22 maggio 1829, è appostata alle Lame di Ramiseto quando sorprende 4 parmigiani, con frumentone, acquavite e canapa estere. Inseguiti a rotta di mulo giù per le ripe riescono a fuggire. In novembre, il Guardaboschi Pietro Farina e il Regio Dragone Domenico Cattani perlustrando l’Ospedalaccio, nelle Alpi di sopra, si accorgono che Pietro Pedrini e Giacomo Mori, anche loro parmigiani, tentano di fregarci importando formaggio, burro e lana, senza versare il dazio».
E ancora: «Il 13 luglio, l’attivo distaccamento del Cerreto appostato a Monte Tondo e precisamente alla Bocchetta di mezzo sul labbro confinante, vide pervenire dalla Toscana, introducendosi in questo Stato per strada indiretta, due persone: una conducendo due giumenti carichi e l’altra con un involto. Immediatamente, entrambi si danno alla fuga appena avvistata la Forza, la quale arresta l’uomo coi due cavalli e raccoglie il sacco dell’altro». La merce consiste in olio, lardo salato, ritagli di tela, cotone, velluto e, naturalmente, corame. Fin dall’ora i nostri “cugini” volevano fregarci...
A Valle. Gli argini del Po, nei Lidi dei comuni rivieraschi, da Brescello a Luzzara, invece offrono pedalate ristoratrici. La corrente fluttua anche qui tra una storia ricca e sconosciuta. Sono i funzionari italici del Regno napoleonico che da Milano, nel 1813, chiedono al Viceprefetto di Guastalla lumi sui delinquenti locali. E lui, ligio, subito invia l’elenco delle persone sospette e irrequiete. Lo racconta il volume “Individui torbidi e sospetti” che narra la malavita e la società di due secoli nella nostra Bassa: dal nome delle Signorine di Villa Rotta agli osterianti che popolavano bettole e osterie dei paesi padani. E c’era poco da scherzare, allora, chi rubava anche solo una camicia o un alveare finiva in galera. Oggi, mal che vada, ti eleggono…
*fondatore della casa editrice
Antiche Porte
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