Gazzetta di Reggio

Un libro per insegnare il valore della libertà

di Adriano Arati
Un libro per insegnare il valore della libertà

La nuova opera di Loris Bottazzi “Memorie di tempi lontani”

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BIBBIANO. «Memorie di tempi lontani», ma tutto sommato non così lontani. Sono quelle raccolte nell’ultimo omonimo libro di Loris Bottazzi, conosciutissima figura della sinistra della val d’Enza, partigiano, poi militante e amministratore per il Pci oltre che appassionato di storia locale.

La sua già corposa bibliografia si è ampliata con questo memoir in cui, forse inevitabilmente, la nostalgia degli anni radiosi esce spesso, seppure sempre filtrata dalla contemporaneità. Bottazzi lo ha presentato per la prima volta pochi giorni fa a Festival Enza al parco Manara a Bibbiano, nell’evento erede di quella festa dell’Unità che per Bottazzi – come per centinaia di migliaia di reggiani – sono sempre state un riferimento di vita, richiamo collettivo all’impegno e alla militanza.

Dopo la Resistenza si è subito dedicato all’attività politica, diventando assessore provinciale e, per due mandati, sindaco di Bibbiano negli anni ’60. Fino a pochi mesi presidente dell’Anpi locale, ha voluto dedicare ai suoi anni partigiani il libro «Memorie di tempi lontani», una raccolta di racconti brevi sulla val d’Enza negli anni della guerra, del fascismo e dell’occupazione. Anni in cui tanti giovani si trovavano su uno dei due fronti della barricata mentre erano impegnati a crescere, con tutte le esigenze e gli istinti dell’adolescenza. Bottazzi non se lo scorda, anzi, e ad aprire il volume si trova proprio la storia “Il primo bacio”, una vicenda privata dell’infanzia dell’autore dedicata ad un classicissimo topos, il primo bacio. Dal privato però si risale poi verso il pubblico, verso Bibbiano e i suoi abitanti. In queste storie brevi, si ha la sensazione di una storia non molto lontana ma si attengono perfettamente le diagnosi del presente. Fra le pagine si trovano «il paese dove è nato Borgonzano, il paese dove Bottazzi è nato e cresciuto in una famiglia semplice ma lavoratori, con una mamma instancabile e un papa con la passione per la pittura». E si trova la storia: «Ma i tempi erano difficili perché c’era la guerra, le fatiche erano tante ma anche la voglia indiscutibile di studiare. Nel 43-44 c’era il fascismo, e l’unica cosa che mi ricordo molto bene e l’apertura delle scuole rurali per tutti ricchi e poveri, e l’indimenticabile la mia rima maestra», racconta Bottazzi. Da Borgonzano si arriva alla guerra e alla crescita di Loris, che negli anni ’50 si trova impegnato nella politica, in un’Italia spaccata dalla guerra fredda «In questo libro - spiega - viene presentata la peculiarità geografica del paese di allora, ma la vera protagonista era la Resistenza che in un certo senso ci ha cambiati, ci ha cresciuti. E oggi i giovani abitanti ne sanno sempre meno, della Resistenza: non sanno nulla della guerra, della libertà vinta con così tanta fatica e regalata oggi, ma è una libertà che va mantenuta e conservata con molta dignità». Assieme alla libertà, ammonisce però, va conservata la memoria. «C’è bisogno di sapere, di voltare la testa all’indietro proprio per ricordare gli orrori di una guerra non così lontana ma con l’augurio che il loro ricordo possa riuscire come un doveroso ringraziamento dovuti a coloro che si sono impegnati a sacrificare in tempi così difficili e così gravi per il nostro paese», conclude Bottazzi.

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