Gazzetta di Reggio

Il falegname di Guastalla che suona hang e libertà

di Matteo Bianchi
Il falegname di Guastalla che suona hang e libertà

Il trentenne Paolo Borghi è stato il busker che ha intonato la prima nota al festival degli artisti di strada di Ferrara

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FERRARA. Il busker che ha intonato la prima nota del festival internazionale degli artisti di strada, è stato Paolo Borghi. Il trentenne di Guastalla ha spezzato il silenzio mantovano, incantando chi stava attraversando piazza Martiri di Belfiore. L’anteprima nella Capitale Italiana della Cultura è stata un assaggio dei talenti del ragazzo, maestro di hang. Da domani al 28 agosto sarà possibile incontrarlo ogni sera per le vie di Ferrara, dove inaugurerà l’album Essentia. Special edition, dedicato alle atmosfere estensi. Seduto, con le gambe incrociate, le sue mani accarezzano l’hang, un raro strumento a percussioni.

Fare l'artista di strada è stata una scelta?

«Sì, facevo il falegname e ho acquistato l’hang. Non avendo avuto maestri, andavo a suonare a Padova, una piazza dove non servivano permessi. Ho cominciato a esibirmi in strada perché ero un autodidatta e non sapevo come propormi. Il riscontro doveva venire da un pubblico che non fosse obbligato ad ascoltarmi dentro un locale. La scelta più semplice e democratica per me e per chi avevo di fronte».

Il sogno veneziano.

«Ho lasciato il lavoro e mi sono trasferito in Laguna. Considero l’hang uno strumento profondamente romantico e mi realizzava condividere la sua musica in uno spazio tanto carico di storia e di cultura. Suonare in luoghi esteticamente belli e intrisi di significato, arricchisce anche chi suona».

Come ha scoperto l’hang?

«Facevo ricerche di musicoterapia su strumenti legati al benessere psicofisico e allo sciamanesimo di popoli antichi. Volendo coniugare i due aspetti ho trovato l’hang. Suonavo già le percussioni, ma dopo averlo ascoltato ho finalmente avuto un riscontro sia intuitivo sia melodico».

E ha continuato la sua formazione..

«Ho sentito la necessità di specializzarmi e mi sono diplomato in Musicoterapia a Firenze. Ho scritto la tesi sull'impiego riabilitativo dell’hang nella sindrome di Down».

Cosa apprezza del Ferrara Buskers Festival?

«Riunisce artisti da tutto il mondo come fosse una festa. Il clima giocoso e rilassato scende nel Sottomura, al Puedes Summer Night. Il centro storico della città è mozzafiato ed è fondamentale per il senso di coinvolgimento, senza tralasciare la varietà e la cura del palinsesto. Poi è gratuito, che non è da sottovalutare. In tanti altri contesti di strada paghi l'ingresso».

La via del busker l’ha allontanata dai vecchi punti di riferimento?

«Prima avevo un posto fisso da artigiano e non ero abituato a viaggiare. Dopo il periodo a Venezia ho vissuto gli anni in cui i festival dedicati ai buskers si sono sviluppati a dismisura e con essi ho girato l’Italia. Ho avuto l'opportunità di essere libero».

Libero, ma precario…

«Guadagno più che se tornassi in falegnameria. Suono molto in concerto o per aziende: la situazione si è evoluta. Iniziando per scherzo in piazza, ho intrapreso un percorso professionale che mi ha reso musicista a tutti gli affetti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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