Gazzetta di Reggio

Inno alla Resistenza sul palco di Festareggio

di Adriano Arati
Inno alla Resistenza sul palco di Festareggio

La manifestazione si è aperta con i canti partigiani e delle mondine facendo rivivere le lotte operaie e l’orgoglio contadino

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REGGIO EMILIA. Ottanta minuti di incanto senza tempo, di lotte operaie, di orgoglio contadino, di passione per la storia. Giovedì sera il cartellone musicale di Festareggio ha inaugurato con una scelta peculiare e decisamente di indirizzo, lo spettacolo “50 anni di Bella Ciao”, un coloratissimo e vivacissimo carrozzone che mette insieme tante voci e tanti maestri degli strumenti tradizionali di oggi, per un omaggio a “Bella Ciao”, lo spettacolo del Nuovo Canzoniere Italiano presentato per la prima volta nel 1964 al Festival dei Due Mondi di Spoleto.

Al centro, canzoni politiche, di lotta, di antimilitarismo, e la decisione di aprire Festareggio con questi temi non è certo casuale, ma una chiara indicazione di campo, ribadita dal segretario provinciale Pd Andrea Costa e dal sindaco Luca Vecchi nell’introdurre il concerto. Dopo, oltre un’ora di musica commovente svanita via troppo in fretta davanti a una Piazza Grande completamente piena. “Bella Ciao” nasce da un’idea del musicologo ed ex Stormy Six Franco Fabbri, che ne ha affidato la realizzazione concreta all’organettista e ricercatore musicale Riccardo Tesi. Con Tesi sul palco c’erano le tre meravigliose voci femminili di Lucilla Galeazzi, Elena Ledda e dell’ex Csi Ginevra di Marco, il bravissimo cantautore Alessio Lega e due strumentisti notevoli, il chitarrista Andrea Salvadori e il percussionista Gigi Biolcati, efficacissimo nei momenti più ritmati come in quelli meno potenti. Un cast di gran lusso, doveroso pensando ad alcuni dei componenti originali, Michele L. Straniero, Roberto Leydi, Fausto Amodei, Ivan Della Mea, Giovanna Daffini e Giovanna Marini, oltre ai consulenti ed amici del tempo, gente come Umberto Eco e Franco Fortini. A Spoleto vennero suonate canzoni come “Gorizia tu sei maledetta”, che costò una denuncia per vilipendio delle forze armate e mesi e mesi di discussioni. Una vicenda ricordata dalla Galeazzi sul palco intonando lo stesso brano.

Una delle gemme della serata, fra tanti richiami alla gualtierese Giovanna Daffini e alle sue canzoni per le mondine, come l’immancabile “Sciur Padron”, alternati a richiami della tradizione del sud Italia e della Toscana. E alle canzoni della mala milanese, come la classicissima Porta Roman. Una sfilza elegantissima e insieme coloratissima su e giù per l’Italia ribelle, contadina, operaia e disperata per la guerra mai combattuta dai ricchi, ma dalle classi inferiori. Il tutto senza nessuno momento “di stanca”, l’intensità è rimasta elevatissima per tutto il concerto, sostenuta da applausi costanti. Ad aprire e chiudere non poteva che essere la stessa “Bella Ciao” nelle sue due versioni, il canto di lavoro delle mondine e il canto di lotta dei partigiani. Giù il cappello.

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