Gazzetta di Reggio

Con i Kula Shaker irrompe a FestaReggio la mistica del rock

di Enrico Lorenzo Tidona
Con i Kula Shaker irrompe a FestaReggio la mistica del rock

L’attesa è finita: martedì 23 agosto la band inglese inaugura la settimana della grande musica internazionale al Campovolo

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA  Mettete in uno “shaker” un po’ di sound degli anni Sessanta, mescolatelo con le chitarre affilate del brit rock degli anni Novanta e aggiungete un pizzico di misticismo indiano tanto caro ai Beatles targati George Harrison.

Dal frullatore musicale verranno fuori le note di brani come Tattva, Hey Dude, Govinda (cantata addirittura in sanscrito), o la cadenzata Hush fino a Sound of Drums, tutte hit piazzate in classifica vent’anni fa dai Kula Shaker, che dopo i fasti di metà anni ’90 tornano in auge grazie a un nuovo lavoro, catapultati oggi sul palco di FestaReggio (spettacolo 22.30, ingresso 15 euro, apertura cancelli ore 19.30, biglietti disponibili sul circuito Ticketone e abituali, Aftershow con special guest).

L’onda lunga del brit pop degli anni Novanta è stata cavalcata anche dalla band inglese che riportò in classifica una vecchia tendenza, quella del misticismo indiano sottolineato da strumenti quale il sitar, fuso nelle melodie del rock britannico che all’epoca dominava la scena europea con superband come gli Oasis.

Un pedrigree musicale che non lascia a bocca asciutta e che richiamerà a FestaReggio molti appassionati e nostalgici del brit pop, rinvigoriti nelle convinzioni dal nuovo album dei Kula Shaker, che lancia uno sguardo al passato ma ha il suono preciso della maturità. Il 1996 fu l’anno della loro celebrazione e quella del biondissimo frontman Crispian Mills, icona della band.

FUJI!!!! See you soon x

Una foto pubblicata da Kula Shaker (@kulashakerofficial) in data:

Uscì infatti il primo album, intitolato semplicemente K, che diventò il disco di debutto più venduto nella prima settimana di uscita sin dai tempi di Definitely Maybe degli Oasis. In tutto venderà due milioni di copie in tutto il mondo. A K seguono tre nuovi dischi, Peasants, Pigs And Astronauts (1999) e la doppietta che consiste in Strangefolk (2007) e Pilgrims Progress (2010), fino all’ultimo K 2.0, quinto album che segna il ritorno della band in studio discografico dopo sei anni di silenzio. Il disco, anticipato dal singolo “Infinite sun” e registrato tra Londra (State Of The Ark) e lo studio belga del bassista Alonza Bevan, è composto da 11 brani che emanano vitalità alla band tornata insieme dopo l’attesa reunion.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google