I 500 anni del Furioso sulle tracce di Ludovico Ariosto
Alcune delle mostre organizzate in Italia in occasione dell'anniversario della prima stesura del poema
REGGIO EMILIA. C’è chi insegue Angelica (la lista è lunghissima: nemmeno il Ruggero della bella e combattiva Bradamante fa eccezione) e chi insegue Ludovico Ariosto. Il paragone fa sorridere, è vero, ma forse il poeta, che sul moto d’inchiesta e d’aventura ha costruito il Furioso, potrebbe apprezzare. Fatto sta che a 500 anni dalla pubblicazione della prima edizione del suo poema (un romanzo ante litteram, in realtà), ci troviamo a rincorrere in giro per l’Italia le mostre che celebrano tale anniversario. E dispiace – da reggiani ancor prima che da innamorati di Ariosto – constatare che il suo paese natìo ha organizzato una sola esposizione – per quanto interessante e curata – sparita nel giro di poche settimane. La mostra era stata allestita alla Panizzi lo scorso giugno ed era dedicata alla raccolta ariostesca posseduta dalla biblioteca. Una collezione molto preziosa, va detto, comprendente 340 edizioni composte da 639 volumi, con cinque edizioni uniche e 23 rarissime. D’altra parte l’idea di una raccolta ariostesca a Reggio – va detto anche questo – risale al 1882, quando Naborre Campanini propose di realizzare una biblioteca specializzata nelle opere di Ludovico Ariosto, anche con l’intento di valorizzare la villa del Mauriziano, casa natale e residenza estiva del poeta. E qui ci fermiamo...
Allargando lo sguardo sulla penisola, non possiamo non fare riferimento alla grande mostra che, il 24 settembre, sarà inaugurata a Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Più che una ricostruzione documentaria, l’esposizione – organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte – sarà una narrazione per immagini che condurrà il visitatore in un viaggio appassionante nell’universo ariostesco, tra battaglie e tornei, cavalieri e amori, desideri e incantesimi. La mostra, infatti, vuole spiegare quali immagini campeggiavano nella mente di Ludovico Ariosto mentre componeva il Furioso, andando a scoprire le muse del suo immaginario. L’esposizione “Orlando furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi” sarà visitabile fino all’8 gennaio tutti i giorni dalle 9 alle 19. Per info: www.palazzodiamanti.it o 0532-244949.
Sempre nella città estense, ma nella biblioteca ariostea di via delle Scienze, si trova invece una mostra bibliografica e documentaria d’eccezionale pregio, con frammenti autografi e prime edizioni del poema. L’esposizione sarà visitabile fino al 21 settembre.
Più distante da Ferrara, ma comunque “in casa”, è la mostra “I voli dell’Ariosto” allestita a Villa d’Este a Tivoli, Roma, fino al 30 ottobre (info: www.villadestetivoli.info). Nella dimora fatta costruire dal cardinale Ippolito II, figlio di Alfonso d’Este e Lucrezia Borgia, si trovano dipinti, sculture, ceramiche, incisioni, disegni, ma anche carte geografiche e medaglie, che permettono di immergersi nel cosmo incantato di Ariosto. Tra i capolavori esposti c’è anche la tela di Dosso Dossi che in origine – lo sappiamo dalle radiografie – raffigurava Apollo e Dafne e che, nel 1516, fu trasformata in “Angelica e Orlando furioso”.
Basta questo per capire con quale forza il poema di Ariosto si affacciò al mondo del Cinquecento e lo travolse. Ma la sua genialità non ha smesso di provocare anche i contemporanei: prova ne è lo spettacolo teatrale di Luca Ronconi – in mostra attraverso le fotografie di Ugo Mulas – che nel 1969, insieme a Edoardo Sanguineti, tentò di mettere in scena il labirinto in cui il «senno» si perde. O forse si ritrova.
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