Un viaggio musicale nella storia contro la guerra
Moni Ovadia sul palco per oltre un’ora, tra rimandi a Gino Strada, Einstein e Israele
SAN POLO. Un salto lungo un secolo sulla rotta del pacifismo, di un pacifismo duro che non ha paura dello scontro per portare avanti le sue idee. È un intrigante e spesso straniante miscuglio di canzoni, testi e riflessioni, il nuovo spettacolo di Moni Ovadia “Signornò - Letture e canzoni contro la guerra”, presentato lunedì sera in anteprima a San Polo. In una piazza Matteotti discretamente piena, con alcune centinaia di persone, l’attore e cantante milanese di origine ebraica ha regalato oltre un’ora di analisi e reinterpretazione dell’antimilitarismo del ’900 e del nuovo millennio, assieme al bravo fisarmonicista Giampietro Marazza, nell’evento organizzato da Comune, Anpi di San Polo, l’associazione di commercianti e San Polo in vetrina in collaborazione con Circolo Arci Pontenovo, Spi-Cgi e Auser. Partita con “Gorizia tu sei maledetta”, immortale dedica alla guerra di trincea della prima guerra mondiale, la serata ha toccato decenni e tragedie sino ad arrivare ai giorni nostri, con un lungo discorso di Gino Strada, fondatore di Emergency, declamato con notevole efficacia. Nel mezzo, davvero di tutto, con citazioni e compagni di viaggio altissimi. Una bella versione in francese del “Disertore” di Boris Vian contro la guerra in Vietnam ha trovato spazio alla lettera fra i giganti ebrei Einstein e Freud, datata anni ’30, e alla grande cultura statunitense della seconda metà del Novecento. Ovadia ha affrontato il grande classico pacifista di Dylan, “Blowin’ in the wind”, per poi inchinarsi alla più bella opera mai dedicata al Vietnam, “Apocalypse Now” di Francis Ford Coppola, con le sue radici affondate in Conrad, il Marlon Brando da premio Oscar e la sua indimenticabile colonna sonora. Inevitabile un passaggio sul conflitto forse più doloroso per l’ebreo sefardita Ovadia, quello fra Israele e Palestina: «Nessuna delle due parti può accettare le condizioni dell’altro, oggi lo stato di Israele non fa altro che cercare di mantenere lo status quo attuale. Mi accusano di essere l’antisemita da salotti, e a queste persone io rispondo sempre allo stesso modo, mandandole a farsi fottere. Io parlo solo con persone ragionevoli». (adr.ar)
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