Il ritorno alla vita dopo il terremoto nei murales di Franco Mora
Guastalla: ambasciatore naïf nelle terre ferite dal sisma
GUASTALLA. La sognante pennellata di Franco Mora, colma di gioia di vivere, sta facendo da anni il giro d’Italia con i suoi murales.
Ambasciatore, contemporaneamente, dell’arte naïve ma anche della solidarietà. Nell’Italia centrale, dove la terra ha purtroppo distruttivamente tremato anche di recente, l’artista naïf guastallese cerca infatti da tempo di portare il suo contributo «dipingendo la voglia di rinascita».
COLORI E SOGNI. Accade dal 2009, quando non ha esitato a portare l’allegria dei suoi colori nella piccola Azzinano – frazione di Tossicia (Teramo) – paesino di 200 anime famoso per i muri dipinti, ma duramente “ferito” dal terremoto che il 6 aprile 2009 sconvolse l’Abruzzo.
«Ad Azzinano mi sento come in famiglia e negli occhi di tutti – ricorda Mora – vidi la voglia di ricominciare, ma anche la paura che potesse succedere ancora qualcosa di grave. Ridare speranza era il mio obiettivo e con queste motivazioni il pennello andava veloce: mi ero commosso quando, alla festa finale, mi avevano definito campione di generosità. Credo nella forza della pittura e una ventata di colore e di fantasia può davvero aiutare l’animo, anche nelle situazioni più difficili».
UN GRANDE AFFRESCO. Un legame forte con Azzinano, dove Mora ha conosciuto l’imprenditore Vincenzo Piombini che – dopo aver visto all’opera l’artista “ingenuo” nella creazione dei suoi murales dai colori vivaci e magnetici per distogliere dai cupi pensieri – quest’anno l’ha voluto all’Aquila, per realizzare nella nuova sede della sua azienda (Hi-Tech Elettronica) un grande affresco (9x5 metri): il primo murale in una ditta aquilana simbolo della ricostruzione.
La ferrea volontà di guardare avanti, di non farsi piegare dalle dure conseguenze del sisma di sette anni fa, il tutto quindi “colorato” dai messaggi gioiosi e positivi che continuano ad uscire dalla tavolozza del pittore di Guastalla.
Nel murale le zucche volanti (che simboleggiano l’impegno di quest’azienda abruzzese all’avanguardia specializzata in produzioni elettroniche per applicazioni spaziali) e tanti bambini che vi giocano (come espressione del futuro, dello sguardo sempre proteso al domani dell’impresa aquilana).
L’opera è stata completata in dodici giorni, poi il rientro nella Bassa, non prima d’aver toccato con mano all’Aquila la “zona rossa”, l’ancora lontano momento della piena ricostruzione.
Il ritorno alla base, per poi ripiombare il 24 agosto ad improvvise nuove angosce con l’ennesimo terremoto nel cuore d’Italia.
TORNA LA PAURA. Le telefonate immediate dell’artista naïf agli amici di Azzinano e dell'Aquila, in cui è tornata la paura, anche se stavolta quei luoghi non sono stati “toccati” dall’ormai tristemente nota e terribile scossa delle 3.36 che ha portato con sè morte nonché distruzione. Amatrice e dintorni, paesi cancellati dal sisma maledetto. Quattro anni fa era stata martoriata l’Emilia.
«Dipingere la voglia di rinascere dopo il terremoto continua ad essere per me un onore – rimarca Franco Mora – un piccolo aiuto dall’arte naïve per combattere angoscia e dolore».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
