Gazzetta di Reggio

Capossela a FestaReggio: «Al campovolo canterò il rapporto con la terra»

di Francesca Manini
Capossela a FestaReggio: «Al campovolo canterò il rapporto con la terra»

Il cantautore salirà sul palco con l’ultima tappa di “Polvere”

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REGGIO EMILIA. «Accorrete numerosi a vedere Vinicio perché stasera alla Festa dell’Unità si chiude il suo tour Polvere, unica data in regione». Scherza improvvisando una goffa autopropaganda Vinicio Capossela che alle 22 di questa sera salirà sul palco di una FestaReggio che non vuole arrendersi a chiamare tale. «Confesso – ammette – sono affezionato al vecchio nome e non per idea politica ma bensì sociale, civica, per quel senso di comunità e di fare insieme che ha dato vita a queste feste in cui risuonavano ancora il retaggio della Resistenza e il legame con la terra. Le Canzoni della Cupa (il suo ultimo disco tutt’altro che urbano e diviso in due cd, Polvere e Ombra, ndr) sono proprio così, ugualmente legate alla terra e alle sue ritualità, alla dimensione di paese che non viene meno neanche nell’ormai ipermercata Emilia quindi… non vediamo l’ora di suonarle al Campovolo».

Con apertura dei cancelli fissata per le 19.30 e biglietto da 26 euro, il concerto sarà per il cantautore, poeta e musicista Capossela un vero ritorno a casa perché, sebbene di origine irpina, risiede ora a Scandiano e vanta numerose esibizioni nella nostra provincia come la tradizionale tappa natalizia al Fuori Orario. «Solo che stavolta – commenta – non è una festa di Natale ma la festa finale del tour, con dieci musicisti e una scenografia che ritrae un campo di grano in cui emergono rottami di feste di paese».

Luci, ombre e Polvere...

«Già, è un concerto corposo fondato su ritualità e coralità, capace di attraversare sfumatura diverse dalle più ritmate e solari alle più scure, riportandoci al rapporto con la nostra terra».

E al Ballo di San Vito…

«Pur avendo l’ossatura delle Canzoni della Cupa, nella parte finale, come ai matrimoni in cui alla fine arrivano gli ospiti non invitati ma più chiassosi e divertenti, troveranno spazio anche i personaggi più ingombranti della mia carriera, il re della Cantina e tutti gli altri».

Ci sarà spazio anche per un pensiero ai terremotati come ha fatto pochi giorni fa dal palco dello Sponz Fest di Calitri da lei diretto?

«Un pensiero non potrà mancare di certo. È difficile suonare in un momento così drammatico, quando vedi gente scavare tra i cumuli del sisma, ma lo è anche quando vedi scavare tra le macerie lasciate da una bomba in Siria, lo è ogni giorno: l’unica cosa che consola nel nostro caso è che almeno gli eventi naturali non sono opera dell’uomo».

Sì ma…

«Sì, c’è chi si abbandona alle polemiche sull’edilizia ma non lo trovo giusto, preferisco parlare di cosa è possibile fare ora, e mi schiero contro la militarizzazione delle zone colpite. Sarà anche funzionale per portare gli aiuti ma la solidarietà soffre l’estrema rigidità. Vengo dall’alta Irpinia e risiedo qui in Emilia, entrambe terre profondamente colpite dal terremoto e ho fatto mie queste sensazioni, che vibrano nelle Canzoni della Cupa, che fanno sentire quanto la terra sia luogo in cui la morte e la vita si combattono ogni giorno».

Dopo Polvere, sarà tempo di Ombra.

«Proprio così, terminato il tour estivo inizieremo con quello invernale nei teatri, dedicato alla seconda parte del disco, Ombra, che sarà però del tutto differente».

Quindi per questo spettacolo, stasera o mai più.

«Accorrete numerosi, ne vale la pena».

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