Gazzetta di Reggio

Tannetum romana, spunta un anfiteatro

di Ambra Prati
Tannetum romana, spunta un anfiteatro

Gattatico, la sagoma individuata da una foto aerea, a breve inizieranno gli scavi. La nuova ipotesi: «La città romana non era a Sant’Ilario, ma a Taneto»

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GATTATICO. Una fotografia aerea scattata nel 1996 in località Bertana, che ritrae un anfiteatro romano del tutto sovrapponibile, per dimensioni e forma, al coevo anfiteatro di Roselle, nel Grossetano in Toscana. È questa la principale ipotesi – «che io ritengo sia decisamente suggestiva, ma per avere la certezza bisogna scavare», afferma l’archeologo Paolo Toschi – che confermerebbe come l’antica Tannetum romana (di stretta attualità perché è uno dei nomi papabili per l’eventuale Comune unico post fusione) si trovasse proprio dove ora sorge Taneto di Gattatico e non, come è stato ritenuto finora, in territorio santilariese.

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La rivoluzionaria ipotesi è stata esposta, insieme ad altri indizi investigativi, dal ricercatore Storchi venerdì sera, in una affollattissima sala civica della frazione: c’era una ottantina di persone, compreso il sindaco santilariese Marcello Moretti. Storchi, massimo esperto delle urbes nella provincia reggiana grazie al suo dottorato di ricerca in Antica Topografia all’università La Sapienza di Roma, è partito da un excursus sul periodo romano in Emilia-Romagna: una regione turbolenta e difficile da conquistare, dove la presenza dell’impero ebbe a lungo una funzione prettamente difensiva contro le pericolose escursioni dei galli. Un presidio militare che si tradusse in insediamenti cittadini (da Ariminum a Piacenza, collegati poi dalla via Emilia) ancora poco conosciuti dall’archeologia: Plinio il Vecchio, nel primo secolo dopo Cristo, a proposito delle città dell’Octava Regio (le colonie corrispondenti nell’ordinamento augusteo all’attuale Emilia-Romagna) ne elencava ben 22, metà delle quali ancora non ben identificate.

Risalgono intorno al IV secolo a.C. le origini dei quattro abitati romani principali nella nostra provincia: Regium Lepidi (Reggio) fondata “solo” nel 175 a.C., Brixellum (l’attuale Brescello), Luceria o Nuceria (sulla sponda destra del fiume Enza, in territorio di Canossa) e appunto Tannetum, la più antica. Insediamenti insicuri e periodicamente riconquistati da galli e liguri fino al 177 a.C., quando la pax romana divenne norma.
Sono secoli che gli studiosi dibattono sulla precisa collocazione dell’antica città di Tannetum. Finora l’ipotesi prevalente è che fosse da identificare con Sant’Ilario, perché le fonti la pongono sulla via Emilia a una distanza da Reggio e Parma compatibile con l’attuale centro.

Storchi invece sostiene che la credenza mainstream sia da rivedere e che l’antica Tannetum sia da posizionare due chilometri più a sud, per una serie di indizi: gli scavi hanno rivelato come a Sant’Ilario i resti di età romana siano estremamente rari e invece frequenti quelli tombali (nel mondo romano, vigeva il divieto di seppellire i morti in città, perciò dove ci sono tombe non può esservi l’abitato); distanze e vicinanza da Reggio e Parma resterebbero intatte; di solito i toponimi mantengono sempre traccia della loro origine (Toschi ha fatto l’esempio della stazione Termini, chiamata così perché lì si trovavano le terme), mentre Sant’Ilario non conserva alcun ricordo in questo senso; anche il professor Cremaschi aveva riconosciuto piloni romani di ponte nel greto dell’Enza a nord della ferrovia, il che dimostrerebbe che l’antico tracciato della via Aemilia era spostato rispetto a quello che noi conosciamo.

Ma la novità principe, in supporto della tesi di Toschi, è proprio quell’anfiteatro, che si trova nella zona nord-ovest di Taneto, più o meno vicino alla via Emilia bis, fotografato dall’alto vent’anni fa senza che nessuno pensasse di ricondurlo alla coeva (sempre del primo secolo a.C.) struttura di Roselle, nonostante la forma ellittica con gli assi 26x40 metri sia compatibile con una costruzione per i combattimenti gladiatori e per gli scontri con le bestie feroci.
«Non si può pensare che la localizzazione di Tannetum sia un problema risolto – ha concluso Toschi al termine della sua dotta dissertazione – ma i sondaggi e gli scavi che inizieranno a breve, dopo anni di stop, sono il basilare primo passo per indirizzare in modo deciso la ricerca dei prossimi anni ed effettivamente portare alla soluzione di un dilemma che dura da secoli».

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