Gazzetta di Reggio

Un diario di viaggio sonoro con Janácek e Dvorák

di Giulia Bassi
Un diario di viaggio sonoro con Janácek e Dvorák

REGGIO EMILIA. Ha quarant’anni ed è uno dei più stimati direttori del momento. Slovacco ma italiano d’adozione Juraj Val›uha sta avendo una carriera invidiabile. Dal 2009 al 2016 è stato direttore...

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REGGIO EMILIA. Ha quarant’anni ed è uno dei più stimati direttori del momento. Slovacco ma italiano d’adozione Juraj Val›uha sta avendo una carriera invidiabile. Dal 2009 al 2016 è stato direttore principale dell’Orchestra Sinfonica Nazionale, mentre è recentissima la sua nomina come direttore musicale al Teatro San Carlo di Napoli (Zubin Mehta sarà direttore onorario). Sarà lui il protagonista del concerto di domani, ore 20.30, al Teatro Valli: ultimo appuntamento dell’abbonamento 2015-2016 e “antipasto”di Festival Aperto, alla guida dell’Orchestra Haydn di Bolzano e di Trento e del Coro Filarmonico Sloveno.

In programma la “Messa glagolitica” di Leoš Janácek e uno dei più noti capolavori quale è la Sinfonia n. 9 “Dal nuovo mondo” di Antonin Dvorák. Il compositore si trovava da appena un anno negli Stati Uniti, ma il suo orecchio era già conquistato da suggestioni sonore provenienti dalle comunità autoctone. Una sorta di diario di viaggio sonoro, dunque, un lavoro già quasi cinematografico che documenta i panorami, le suggestioni di una permanenza in una terra tanto lontana, insieme alla nostalgia verso il paese natio; tuttavia non prende direttamente le melodie, ma le reinventa, rivelando un’assoluta maestria compositiva.

La Messa glagolitica è una messa atipica: sonorità sorprendenti, incantatorie, e una sorta di forza barbarica del ritmo la vivificano dandole un’enfasi primigenia. È lontana dalle consuete atmosfere della musica liturgica anche per lo slavo arcaico in cui è cantata (“glagolitico” è l’alfabeto antenato del cirillico) e per il messaggio patriottico, quasi di mito fondativo della comunità ceca e slava, che Janácek volle incorporarvi.

L’amore per la terra ceca accomuna il moravo Janácek e il boemo Dvorák (ferme restando le grandi differenze fra i due autori, storiche e di linguaggio musicale). Già abituato a dissodare la sorgente musicale popolare slava per infondere nuova linfa melodica alle proprie composizioni, Dvorák ebbe occasione, risiedendo per un periodo a New York, di operare analogamente con il folklore americano: ne scaturì – oltre al Quartetto americano – una delle sinfonie più eseguite e amate di sempre: la n. 9 “Dal Nuovo Mondo”.

I temi inconfondibilmente rurali, ma anche neri e pellerossa, sono ricomposti in una trasparente forma sonatistica tardo-romantica. Oltre ad orchestra e coro diretto da Martina Batic e composto da una quarantina di membri, sul palcoscenico saranno presenti anche Adriana Kohútková soprano, Ludovit Ludha tenore Paul Gay basso ed inoltre il mezzosoprano Julia Gertseva voce tra le più apprezzate del momento.

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