La lotta quotidiana di lavoratori e precari nell’opera di Perec
Reggio Emilia: la prima dello spettacolo al Teatro della Cavallerizza, in scena un performer, due voci e l’Icarus Ensemble
REGGIO EMILIA. “L’arte e la maniera di affrontare il proprio capo per chiedergli un aumento”. Non è il titolo di un incontro di training autogeno, ma dell’opera di Georges Perec che debutterà al Festival Aperto.
La richiesta di un aumento di stipendio – tema ormai all’ordine del giorno – prende nella musica di Vittorio Montalti (con Icarus Ensemble diretto da Yoichi Sugiyama, regìa scene e costumi Claudia Sorace) le forme musicali drammatiche accidentate di un congegno impersonale, come si annidasse nel luogo di lavoro il cosmico caos delle cose che grottescamente tentiamo di domare: una conversazione, dunque, tra teatro, musica e narrativa contemporanea.
Un impiegato decide di chiede un aumento al proprio capo e da questa decisione scaturiscono mille interrogativi: quando chiedere l’aumento? In che modo? Il capo sarà in ufficio? Mi riceverà? Sarà di buon umore?
Ma anziché scegliere una possibilità, Perec le rappresenta tutte, esaltando lo stato di permanente incertezza dell’impiegato, risucchiato in una giostra che gira a vuoto, inconcludente e grottesca. Membro dell’Oulipo (Ouvroir de Littérature Potentielle) con Raymond Queneau e Italo Calvino, Perec parte da un assunto tipico del gruppo: «Colui che obbedisce a regole rigide e arbitrarie, ma a lui perfettamente note, è molto più libero di colui che si crede libero perché ignora le regole cui obbedisce».
Lo spettacolo sarà rappresentato in prima assoluta venerdì 23 e domenica 25 settembre al Teatro Cavallerizza di Reggio Emilia. In scena un performer, due voci, ensemble ed elettronica.
«Ciò che più mi affascina del teatro musicale – spiega Vittorio Montalti (“Una vita per la musica Giovani” 2016) – è il rapporto tra il gesto fisico del cantante e la figura musicale che questi esprime. A livello compositivo il mio lavoro parte sempre dal concetto di figura e penso agli elementi musicali che metto in gioco come a dei personaggi. Per dirla con Luciano Berio, opera è il plurale di opus (lavoro). Il suo significato profondo rimanda a una grande macchina che racchiude al suo interno lavori (musica, testo, costumi, scenografie, luci, video…) che mirano al medesimo obiettivo e alla creazione di un unico organismo».
L’ottava edizione del Festival Aperto – a Reggio Emilia fino al 13 novembre – presenta un programma di musica, danza, teatro musicale, con escursioni nella videoarte e nell’installazione, con artisti da tutto il mondo di altissimo livello, e un filo tematico che si avvolge intorno al nostro pianeta.
Per informazioni e programma completo visitare il sito www.iteatri.re.it.
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