Gazzetta di Reggio

La vita del montatore al fianco di Sorrentino

di Francesca Manini
La vita del montatore al fianco di Sorrentino

Reggio Emilia, Cristiano Travaglioli racconta il “suo” festival di Venezia: «Una magia»

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REGGIO EMILIA. C’è il montaggio del reggiano Cristiano Travaglioli dietro a “The Young Pope”, la serie televisiva scritta e diretta da Paolo Sorrentino presentata in anteprima al Festival del cinema di Venezia.

Composta da dieci puntate dedicate alla figura di Papa Pio XIII, il primo Papa americano della storia, qui interpretato da un giovane e ambizioso Jude Law, la serie debutterà per il grande pubblico il 21 ottobre 2016 su Sky Atlantic, mentre sono stati soltanto due gli assaggi offerti all’appassionato pubblico della Laguna, quanto basta per vivere l’ennesima emozione sul red carpet.

«Pur essendo un’anteprima fuori concorso, confesso che l’adrenalina non è mancata, anzi – spiega Travaglioli di ritorno dalla73esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia –. Sei sempre convinto della forza e dell’efficacia di quello che ha realizzato, ma poi arriva il momento del confronto con lo spettatore. La sala gremita, le aspettative, il giocarti in due ore di proiezione quello che hai prodotto con tanta fatica: l’emozione è forte come lo è stata poi la soddisfazione nel vedere il favore del pubblico, anche se le vere valutazioni si faranno alla fine. Intanto vi posso dire che è stato tutto molto piacevole».

D’altra parte Venezia è sempre Venezia...

«Sì, al Festival c’è un’atmosfera magica come è magica Venezia, è una grande tradizione italiana che ho frequentato anche da studente e che amo molto. Essendo arrivato prima per i test tecnici di proiezione sui diversi schermi e avendo lavorato sodo per la nostra anteprima, sono riuscito a vedere soltanto un film in concorso ma consiglio a tutti di fare l’intero periodo, almeno una volta nella vita, e gustarsi più film al giorno».

Lavorare con un regista del calibro di Paolo Sorrentino com’è?

«Davvero molto stimolante. C’è un continuo interscambio di impressioni e suggestioni tra montatore e regista che spesso portano a riconsiderare le proprie posizioni iniziali. È davvero bello lavorare così».

Un’idea sui tempi di lavoro?

«Per realizzare questa serie abbiamo iniziato a montare il 3 agosto dello scorso anno e stiamo chiudendo il mixaggio del suono adesso. Ogni puntata viene curata come se fosse un vero e proprio film perciò dobbiamo correre molto, mantenendo il giusto grado di concentrazione e arrivando anche a modificare ciò che è già stato scritto se ci rendiamo conto che si guadagnerebbe in efficacia. In poche parole non si è mai arrivati».

Occhi alla pellicola e piedi ben piantati per terra, insomma...

«Ogni nuovo progetto per me è come se fosse il primo. Senza falsa modestia vi dirò che pur avendo vinto un Oscar con la “Grande bellezza” non do nulla per scontato perché anche se fin qui è andata molto bene non è detto che continui così. È necessario mantenere una continua ambizione verso il rinnovamento e il miglioramento».

La “Grande Bellezza”, già. Che cos’è stata per lei?

«Una soddisfazione grandissima e inaspettata. All’epoca, quando finimmo di girare, sapevamo di aver fatto un buon lavoro ma non ci aspettavamo un’eco a questi livelli».

Ha sempre avuto le idee chiare su che cosa fare nella vita?

«A 26 anni ho fatto una scommessa con la mia passione per il cinema e mi sono trasferito da Reggio Emilia, dove ho vissuto per parecchi anni, a Roma per frequentare il Centro Sperimentale di Cinematografia, molto selettivo, dove con impegno sono riuscito a crescere e imparare. Finora mi sono dedicato soltanto a produzioni italiane, ma in futuro chissà…».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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