Sotto la lente di Istoreco il “tesoro” di Legacoop
Reggio Emilia, la storia delle cooperative reggiane si trova nel convento di San Domenico in attesa di inventario
REGGIO EMILIA. È formalizzato il deposito dell’archivio storico di Legacoop nei locali del Polo archivistico comunale nei chiostri di San Domenico, in via Dante.
In un’ala dell’antico convento domenicano, poi trasformato nelle scuderie Castelnovo dove erano ricoverati gli stalloni, gli oltre duemila faldoni e buste di Legacoop hanno trovato una collocazione a partire dalla fine degli anni Novanta, arrivando ad occupare duecento metri lineari di scaffalature.
Ora Istoreco, che gestisce l’archivio comunale, se ne assume la gestione scientifica e operativa, finalizzata alla corretta conservazione dei materiali e alla loro consultazione da parte degli studiosi, dietro un compenso annuo di mille euro, che sarà rideterminato ogni cinque anni d’intesa fra le parti. Giordano Gasparini, dirigente dei servizi culturali del Comune, ha ratificato lo scorso 5 settembre con un provvedimento dirigenziale il relativo contratto firmato, oltre che da lui, da Andrea Volta, presidente di Legacoop Emilia Ovest, e da Simonetta Gilioli, presidente di Istoreco.
Già da alcuni anni i documenti di Legacoop sono oggetto di studio, prevalentemente per ricerche particolari sulle aziende cooperative. Infatti dal 2010 ne è disponibile l’inventario analitico curato da Corrado Secchi come tesi di laurea in storia.
Ne esiste una pubblicazione a stampa, alla quale sarà affiancata una versione on line. Nelle sue 150 pagine, molto dettagliate, sono elencate in ordine cronologico carte che coprono un ampio arco di storia, dal 1945 al 2004.
«L’archivio – spiega Massimo Storchi, direttore del Polo archivistico – documenta l’attività della cooperazione reggiana, sia della Lega sia delle singole aziende. L’abbiamo raccolto quando era presidente di Legacoop Ildo Cigarini. La maggior parte dei faldoni si riferisce al periodo compreso fra gli anni Sessanta e Novanta, ma alcuni fondi, ad esempio quelli delle Ferrovie reggiane e del Consorzio delle cooperative di produzione e lavoro, risalgono anche agli anni Venti, quando la cooperazione fu fascistizzata. Quello delle Latterie cooperative riunite data dal 1934, l’anno della loro fondazione».
Un luogo comune, alimentato dalla polemica politica aizzata a lungo dal centro destra, è che la cooperazione facesse tutt’uno con i partiti della sinistra, socialista e comunista (non si teneva neppure conto di quella di ispirazione cattolica). L’archivio aiuta a correggerlo. «Il socialismo riformistico prampoliniano – chiarisce Storchi – favorì le cooperative come strumenti di emancipazione dei lavoratori, ma il fascismo non potè abolirle. Chiuse quelle di consumo, invise ai commercianti, ma inglobò quelle di produzione e lavoro, indispensabili all’economia, nell’Ente nazionale fascista della cooperazione, guidato dal reggiano Giovanni Fabbrici». I documenti di Legacoop serviranno anche a completare la ricostruzione di un movimento che ha avuto un peso rilevantissimo nella storia reggiana del Novecento.
«Finora – conclude Storchi – sono fioriti molti studi di carattere politico e sociologico. Manca l’approfondimento della dimensione tecnica ed economica, indispensabile per comporre un quadro esaustivo della cooperazione. Questo archivio può consentire di colmare la lacuna, seguendo lo sviluppo delle singole aziende nei diversi settori e i loro accorpamenti, che hanno dato luogo a grosse realtà imprenditoriali sotto la guida della Lega».
Qualcuno potrebbe cercare anche le radici del gigantismo e dell’aziendalismo che, secondo alcuni, tradisce lo spirito solidaristico originario, oppure le cause della crisi che ha travolto alcune perle della cooperazione. Ma questa è un’altra storia, molto recente.
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