Gazzetta di Reggio

Il passato restituisce gli antichi nomi delle vie di Guastalla

di Martina Riccò
Il passato restituisce gli antichi nomi delle vie di Guastalla

Li ha trovati lo storico Alberto Cenci nell’Archivio di Stato, erano scritti in una carta topografica risalente al 1843

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GUASTALLA. A volte, spulciando negli archivi, capita di imbattersi in veri tesori. Ne sa qualcosa Alberto Cenci, fondatore della casa editrice Antiche Porte, che nell’archivio della Prefettura di Reggio Emilia ha trovato due mappe di Guastalla. «Non due mappe qualunque – precisa – ma due carte antiche, risalenti al 1843, che Francesco V (qualche anno dopo) si fece spedire a Modena per l’approvazione, e in cui sono riportati i nomi originali delle vie cittadine e foresi, ossia del contado, della capitale gonzaghesca».

Sono molto diverse da quelle attuali?

«Decisamente sì. In quel tempo le strade prendevano il nome in base a ciò che “ospitavano”: nella mappa delle vie cittadine di Guastalla, per esempio, troviamo la via del carbone e capiamo che lì si commerciava quel combustibile».

Senza queste antiche mappe sarebbe stato possibile risalire ai nomi originali delle vie?

«In realtà, su alcuni dei muri delle case che costeggiano le strade, sono ancora presenti delle iscrizioni particolari. Si tratta degli antichi cartelli stradali, diciamo. Ma chiaramente non tutte le iscrizioni si sono conservate».

E poi, mappa alla mano, i cittadini potranno confrontare i toponimi attuali con quelli antichi...

«È quello che spero. Sarebbe molto interessante, credo, andare in giro per la città a confrontare passato e presente».

C’è solo un piccolo problema: le carte ce le ha solo lei...

«Solo per poco. In occasione della fiera “Piante e Animali perduti” (che si svolgerà a Guastalla sabato 24 e domenica 25 settembre, ndr) sarò in piazza Mazzini con un banchetto e venderò le riproduzioni delle mappe a chi le vorrà. Ma questo sarà solo l’antipasto...».

Cioè?

«Il 27 ottobre, alla biblioteca Maldotti di Guastalla (in corso Garibaldi), presenterò il mio ultimo libro, “La provincia della Bassa”, un volume sulla pianura reggiana nell’ultimo decennio estense, prima dell’Unità d’Italia».

Oltre alle carte, cosa contiene?

«Gli statuti dei medici, dei formai, dei beccaj, delle mammane. E poi carte, mappe, disegni, documenti che le polveri d’archivio hanno custodito nei secoli».

Una “mappa” per muoversi nella Bassa, insomma...

«Sì. Questo volume è una prima, panoramica cernita dei tanti documenti conservati nell’Archivio di Stato di Reggio Emilia, riguardo al territorio della Bassa reggiana nel periodo che va dal 1848 al 1859. Cioè dall’istituzione della Provincia Estense di Guastalla al suo ingresso nel Regno d’Italia. Si tratta di fonti documentali che, spero, potranno suggerire ai lettori spunti di ricerca sugli argomenti trattati».

La stessa operazione si potrebbe pensare anche per Reggio Emilia?

«È quello che mi auguro, io continuo a lavorarci. Intanto con “La provincia della Bassa”, in cui ho ridotto al minimo commenti o ipotesi che potrebbero fuorviare il lettore lasciando parlare solo i documenti, spero di arricchire la storia della nostra pianura più vicina al Po».

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