A spasso nel giardino della biodiversità perduta o che resiste
La manifestazione taglia il traguardo delle venti edizioni L’ideatore Biondi: «C’è un patrimonio culturale da salvare»
GUASTALLA. In due decenni si è imposta come una delle manifestazioni più importanti nel suo genere in Italia. Un evento nato da un’idea molto innovativa nel 1996, capace di valorizzare la cultura contadina in via d’estinzione, senza però scadere nella rappresentazione caricaturale e tenendosi alla larga dal folclore che invece caratterizza tante sagre. “Piante e animali perduti”, che sabato e domenica animerà Guastalla con un ricco programma, è stato fin dal principio, come dice il nome stesso, un appuntamento dedicato alla biodiversità, in particolare quella che rischia di scomparire.
Non è un caso che la manifestazione, che taglia il traguardo delle venti edizioni, sia nata negli anni Novanta del secolo scorso, quando le tematiche ambientali da argomento di nicchia cominciarono ad essere sempre più dibattute. E non è un caso che l’ideatore, l’architetto Vitaliano Biondi, nel 1992 partecipò al Summit della Terra di Rio de Janeiro, evento senza precedenti al quale presero parte capi di Stato e associazioni ambientaliste, e dove si discusse di come tutelare la diversità biologica. Dopo quell’esperienza brasiliana Biondi propose al Comune di Guastalla una manifestazione per attirare l’attenzione sull’enorme patrimonio animale e vegetale che rischiava, e rischia anche oggi, di andare perduto.
L’evoluzione dell’agricoltura ha portato nel corso del tempo a ridurre drammaticamente le varietà di frutti, piante ed animali. Un esempio classico è quello della razza bovina Reggiana, progressivamente abbandonata nel Dopoguerra a favore di razze più produttive in termini di quantità di latte, ma per fortuna salvata grazie a un’importante azione di recupero degli anni passati.
La forza di “Piante e animali perduti” è che non è una celebrazione nostalgica del passato ma un’operazione culturale che mira a far riflettere sull’identità dei luoghi e del rapporto tra gli uomini, la terra e la comunità. «Ogni uomo partecipa del proprio luogo – dice l’architetto Biondi – e ha una responsabilità verso esso, che è quella che chiameremo responsabilità etica. Non c’è etica senza luogo, cioè l’etica nasce dal luogo e con il luogo».
Non si vuole dunque salvare tanto questa o quella varietà di mele o di animale da cortile, quanto porre l’accento sulle relazioni che gravitavano intorno a un certo modo di vivere. «Inutile restaurare un singolo edificio – prosegue Biondi – se ha solo la funzione di emblema ma non è più al centro di relazioni vive, un elemento di sistemi locali, comunità di pratica, sistemi produttivi locali di economia identitaria».
Per Vitaliano Biondi il rischio che corriamo era stato profeticamente descritto nel 1962 da Pier Paolo Pasolini. «Quando il mondo classico sarà esaurito – scrisse l’intellettuale – quando saranno morti tutti i contadini e tutti gli artigiani, quando non ci saranno più le lucciole, le api, le farfalle, quando l’industria avrà reso inarrestabile il ciclo della produzione, allora la nostra storia sarà finita».
Nella due giorni guastallese i visitatori troveranno la consueta mostra mercato di varietà tradizionali di frutti, fiori, ortaggi, sementi e razze di animali rurali. Una parte sempre molto apprezzata è l’esposizione e la vendita di prodotti tipici dell’Emilia Romagna ma anche di altre regioni. Negli ultimi anni l’attenzione per i prodotti alimentari, biologici, tipici, di qualità è cresciuta in modo esponenziale. Ma l’architetto Biondi ci tiene ad evitare un fraintendimento. «C’è un nuovo “perbenismo”, un nuovo “buonismo”, nuove espressioni di un consumismo che trasforma, decontestualizzandoli i prodotti “contadini” in feticci». Un racconto del mondo contadino che non convince Biondi. «Anni fa se ne parlava molto meno. Oggi invece è diventato un argomento amabile, di conversazione buona e impegnata, perché la terra si è popolata di buongustai, buoni prodotti, sempre tipici, e buone intenzioni dove piace tornare anche quando non ci si è mai stati».
Come definire allora “Piante e animali perduti?”. Ancora una volta l’ideatore prende a prestito le parole, in questo caso dal paesaggista Gilles Clément. «Per me, la riserva mondiale della vita calza bene in un sol nome: “giardino”. Con questo termine sprovvisto di armi, il passeggero della Terra ha diritto di sognare. È già qualcosa». E per due giorni Guastalla sarà un bellissimo giardino.
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