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«Ludovico Ariosto? Un visionario»

 «Ludovico Ariosto? Un visionario»

Stefano Benni primo visitatore della mostra sul Furioso: «Un sogno»

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FERRARA. Il primo visitatore della mostra “Orlando furioso 500. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi” – che sarà inaugurata sabato a Palazzo dei Diamanti – è stato Stefano Benni. Lo scrittore è andato a Ferrara per omaggiare il poeta con uno spettacolo incentrato sulla forza creativa dell’immaginazione, e nel pomeriggio ha fatto una sosta a Palazzo dei Diamanti. L’oscurità delle sale ancora in allestimento ha sorpreso Benni, che non si aspettava di trovarsi all’improvviso nei panni di Ariosto. Durante la visita guidata a cura della direttrice Maria Luisa Pacelli è rimasto incantato da un olifante dell’XI secolo: «Di sicuro aveva un suono spaventoso e chissà quali stati d’animo provocava sul campo di battaglia. Era il suono della paura, se si pensa che lo usavano per attaccare i nemici o per chiedere aiuto». La leggenda vuole sia proprio il corno di Orlando che risuonò a Roncisvalle e sarà tra i capolavori esposti al pubblico. Luci e ombre hanno accompagnato Benni anche ai piedi di Palazzo Ducale, sul palco della Sala Estense, dove ha raccontato: «Il luogo dell’immaginazione è il fuoco di un camino, quello della casa dove sono cresciuto. Il camino ha la seduzione dell’intimità, ma si collega direttamente alle stelle». Al contempo, la mostra gli ha dimostrato quanto fosse vasto l’orizzonte intellettuale che si intravedeva da Castello Estense. «Ariosto era un visionario: era storicamente impreciso, ma ciò non importava perché il tempo dell’immaginazione è lo stesso del sogno. L’ordine onirico non è gerarchico, ciò che ci emoziona è il piccolo particolare; così la follia e l’amore di Orlando sono più importanti della verità storica. Tarantino – ha concluso dal leggio – non ha inventato nulla: l’Orlando furioso era più pulp».

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