Gazzetta di Reggio

Un teatro “a tempo” alle Fiere di Mancasale

di Ambra Prati
Un teatro “a tempo” alle Fiere di Mancasale

Reggio Emilia, i lavori inizieranno in ottobre. Roberto Meglioli: «Investiamo 400mila euro con la speranza di restare»

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REGGIO EMILIA. Trasformare un padiglione delle Fiere in uno spazio ricreativo e culturale, allestire un cartellone diversificato per diversi target di età e far rivivere così un luogo abbandonato e in disarmo. È la scommessa di Roberto Meglioli, l’ideatore del primo Campovolo del quale martedì scorso è caduto il 19esimo anniversario, il manager che con la sua agenzia Medials Live porterà a Reggio, a novembre e dicembre, un pot pourri di artisti.

È sua l’idea di realizzare il “Lime Theater”, il primo temporary theater reggiano. La scelta dello spazio è ricaduta sul padiglione D di via Filangieri perché, come spiega Meglioli, «è un capannone di dimensione apprezzabile (è lungo 110 metri), molto eclettico, super accessibile (con parcheggio comodo, vicino all’autostrada e alla stazione Mediopadana). Questo è un buon esempio di resilienza».

Per trasformarlo ai fini delle esigenze di spettacolo, la Medials Live investirà circa 400mila euro: i lavori inizieranno a metà ottobre, il capannone ad oggi è ancora un contenitore vuoto, ma Meglioli sottolinea di aver voluto il meglio. «Per i miglioramenti acustici ci siamo rivolti al reggiano Emanuele Morlini, esperto nazionale di concerti (maestro delle luci di Ligabue a Monza e dei tour di Elisa, per intenderci): sta curando la parte della fruizione del suono, perciò le pareti saranno in tessuto o in panno, mentre il soffitto sarò ricoperto di materiali fonoassorbenti. Per quanto riguarda l’allestimento interno, ci siamo rivolti a uno studio di giovanissimi architetti sempre reggiani. E poi il maxi palco: 28 metri per 20 metri, più la tribuna da 2.650 posti a sedere».

Un esempio concreto di come un luogo morente possa tornare a nuova vita, anche se il contratto d’affitto scade a gennaio 2017 e l’invalicabile limite del Lime Theater è che si trova legato a doppio filo ai destini incerti delle Fiere di Mancasale, in concordato liquidatorio. «Siamo partiti a febbraio-marzo e siamo riusciti ad avere risultati apprezzabili: gli artisti hanno accettato di esibirsi senza sapere dove, un sintomo di fiducia – prosegue Meglioli – quello che manca è la possibilità di programmare almeno annualmente, nell’ambiente dello spettacolo è il tempo minimo; qui siamo a sei mesi. È evidente che la nostra intenzione sarebbe di rimanere, di rendere il padiglione D una struttura permanente. Se accadono cose positive, credo non sia interesse di nessuno negare opportunità. Nel frattempo il nostro obiettivo è far vedere ciò che si può realizzare concretamente in via Filangieri. Noi ci crediamo davvero».

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