Gazzetta di Reggio

«Gli spettacoli dal vivo salveranno il mondo»

di Giulia Bassi
«Gli spettacoli dal vivo salveranno il mondo»

Questa la convinzione del curatore Roberto Fabbi: «Per non impazzire è necessario pensare, a teatro si può»

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REGGIO EMILIA. Un festival originalissimo sulla contemporaneità, frutto di un’articolata riflessione che caratterizza in modo profondo la programmazione del nostro teatro. Per Aperto questa è l’ottava edizione che si svolge nei tre teatri, Valli, Ariosto e Cavallerizza, ma anche al Palazzo dei Musei e alla chiesa di San Carlo, fino al 13 novembre, con un variegato programma di musica, danza, teatro musicale, non senza escursioni nella videoarte e nell’installazione, con artisti da tutto il mondo e di altissimo livello.

«Per metter insieme il programma di Aperto – spiega il curatore artistico Roberto Fabbi – prima di tutto occorre tirare fuori le antenne e capire cosa succede nel mondo, come è la realtà sociale; perché gli spettacoli di questo devono tenere conto. Quest’anno il fil rouge si avvolge intorno al nostro pianeta quale “Pianeta pensante”, il pianeta come giacimento di storie, geografie, persone, paesaggi mentali, culture, idee. E l’homo sapiens vive nella rete neuronale di questo cervello grande come un pianeta, le cui correnti elettriche scioccano o ammaliano, vivificano o uccidono. Perché oramai da anni – chiarisce Fabbi – dall’11 settembre, tragici eventi hanno fatto scaturire l’idea di un mondo sull’orlo del disfacimento. Si sta sul punto di impazzire, e per questo motivo più che mai è necessario pensare… e che il pensiero torni ad essere la guida della nostra vita. Da parte di tutti i settori del teatro vi è un grosso lavoro per la messa a punto dei vari spettacoli che si possono collocare, pensando al passato, all’interno dei due filoni storici della musica e della danza contemporanea legati rispettivamente al Rec e al Red e, per quanto riguarda il primo, anche a Di Nuovo e Musica/Realtà. Aperto ha raccolto questa eredità e prosegue affermando un pensiero, una filosofia. E per questo occorre prendere le distanze, per poter riuscire a rappresentare le cose attraverso lo spettacolo dal vivo che salva dall’isolamento mettendo insieme le persone. Lo spettacolo dal vivo – prosegue il curatore artistico di Aperto – sottrae le persone alla finta socialità social e le convoca presso altre persone e costruzioni di senso, pensieri e prassi di musica, danza, arti che trasformano materie prime del pianeta in manufatti dello spirito: progetti di difesa. Il teatro così diventa il luogo ideale di riflessione sulle cose; perciò è fondamentale la varietà delle proposte; infatti Aperto con le sue proposte va incontro a vari pubblici, ma sempre in un’ottica seria di riflessione e di rispetto, mai di seduzione». Roberto Fabbi ha “ripensato” la nostra Terra per questo festival come un giacimento di materie prime; ecco quali sono: Amore, Atmosfere, Barbari, Boemia e Moravia, Cantico, Cinematica, Congo, Densità, Deserti, Elettronica, Est, Esterno, Folla, Francia, Fuori tema, Interno, Iran, Madre, Marte, Mito, Mondo, Ovest, Rabbia, Relazioni, Rito, Sfondo, Specchio, Stati Uniti, Stipendio, Via della seta, Voci.

«Il programma – spiega – orbita fra paesi e civiltà artistiche, occidente e oriente, luoghi terracquei e icone dell’immaginario. Così come corre nelle orbite più piccole delle relazioni umane: il quotidiano, i rapporti di sangue, gli stati d’animo, il senso di sé, i piccoli poteri. Di simili correnti fra grande e piccolo, fra qui e altrove è fatto il pianeta: che il pianeta sappia farsi “pensante” è l’auspicio necessario proprio nel tempo che sembra portare al suo impazzimento».

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